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Programmi e commiati. Gli editoriali dei direttori del «Corriere» 1876-2015 Moroni A. (Cur.) - Fondazione Corriere Della Sera, 2019 - Le Carte Del Corriere
Sono qui pubblicati gli editoriali scritti dai direttori del «Corriere della Sera» al momento del loro insediamento e in occasione della fine del loro incarico. Una prassi consolidatasi dagli anni Settanta mentre, nei decenni precedenti, si assiste all'alternarsi di periodi in cui i cambi alla direzione sono notificati ai lettori con brevi note redazionali con altri frangenti in cui, spesso in concomitanza con le più drammatiche temperie politiche nazionali, questi scritti rappresentano momenti alti nella storia del giornale, tali da entrare nell'identità stessa del quotidiano. Ma la pubblicazione di questa raccolta non va intesa solo come un omaggio a chi, nel corso di quasi un secolo e mezzo, ha diretto il «Corriere della Sera», questa impresa nasce anche dalla convinzione che i cambiamenti alla direzione dei giornali abbiano rappresentato, soprattutto nel passato, dei momenti di svolta, in alcuni casi anche profonda, che meritano di essere ricordati e analizzati. Grazie a questo lavoro è stato anche possibile ricostruire l'esatta sequenza di tutti i direttori che, dal 1876 a oggi, hanno guidato il più importante quotidiano italiano, offrendo così una sorta di guida, la traccia in filigrana attraverso cui è possibile ripercorrere la storia del giornale. Introduzione di Simona Colarizi.
Alle origini del Corriere della Sera. Da Eugenio Torelli Violler a Luigi Albertini (1876-1900) Moroni Andrea - Franco Angeli, 2005 - Studi E Ricerche Di Storia Dell'editoria
Questo libro analizza le scelte editoriali e imprenditoriali che consentirono al Corriere della Sera di affermarsi come uno dei principali quotidiani italiani. L'esame verte sui primi trent'anni di vita del giornale, dal 1876 all'inizio del Novecento. Sono anni in cui una moderna opinione pubblica di massa era ancora lontana dal costituirsi. La stragrande maggioranza dei quotidiani italiani erano ancora espressione di ristretti gruppi politici e non parte di un tessuto connettivo dell'informazione e di divulgazione politico culturale. Il Corriere nacque quindi nel contesto di una realtà giornalistica arretrata, ma subito si distinse per la volontà di creare non solo un giornale politico, espressione di correnti moderate della realtà milanese, ma anche un'impresa capace di alimentarsi con gli introiti delle vendite e della pubblicità e in grado di produrre un profitto. L'affermazione del Corriere della Sera avvenne in virtù di un'inedita (per quegli anni) alleanza tra un giornalista ed un imprenditore, e grazie alla capacità del suo direttore, Eugenio Torelli Viollier, di trasformare il Corriere da foglio politico rivolto ad una ristretta élite a giornale d'informazione di massa. Si trattò di un cambiamento che avvenne attraverso scelte editoriali che introdussero, nel panorama italiano, un modo originale di intendere il giornalismo. Questo lavoro si basa sulla documentazione custodita presso l'archivio storico del Corriere della Sera. Un ricco materiale che ha consentito di analizzare le vicende di questi anni attraverso l'esame di alcuni elementi che contribuirono in modo determinante al successo del Corriere, quali l'assetto proprietario del giornale, la sua gestione economica, i cambiamenti intervenuti nella veste grafica del giornale e il modo di presentare le notizie, le fonti di informazione. Aspetti diversi, che mettono in luce come i giornali fossero, fin dall'Ottocento, la complessa espressione dell'intreccio tra azienda industriale e strumento della lotta politica. Prefazione di Paolo Mieli.
La Repubblica nasce in via Solferino. 2 giugno 1946. Quando il «Corriere della Sera» ha fatto la storia Messina Dino - Solferino, 2026 - Saggi
Un giornale non è soltanto specchio di un Paese, ma ha una propria personalità che deriva dal suo atto di nascita. E questo vale in particolare per il «Corriere della Sera», il cui primo numero uscì 150 anni fa, il 5 marzo 1876. Come scrisse Mario Borsa, il grande direttore della Liberazione, la vocazione del «Corriere» era la moderazione. Non timorosa, ma costruttiva, ottimista. Il giornale fondato da Eugenio Torelli Viollier, un garibaldino deluso dai velleitarismi del Risorgimento, si rivolgeva alla borghesia di Milano, che già in quello scorcio dell'Ottocento ambiva al titolo di «capitale morale» dell'Italia. Ma fu soprattutto all'insegnamento di Luigi Albertini, il giornalista liberale estromesso dal fascismo nel 1925, che Borsa si rifece quando, sconfitta la dittatura, venne chiamato nel 1945 dal Comitato di liberazione nazionale Alta Italia a guidare il quotidiano di via Solferino. Il direttore azionista, anche se non prese mai la tessera di partito, già prima che fosse indetto il referendum istituzionale del 2 giugno 1946, orientò il più importante quotidiano italiano in senso repubblicano e contro la monarchia, troppo compromessa con il passato regime. Da quel momento la storia del giornale, con oscillazioni ora a destra ora a sinistra, è stata la storia di un grande gruppo liberale che ha interpretato i cambiamenti sociali e politici e ha accettato le sfide della modernità. In occasione del 150° anniversario dalla fondazione del giornale e degli ottant'anni dalla nascita della Repubblica italiana, Dino Messina rievoca in modo rigoroso e affascinante una pagina cruciale della storia nazionale, che ha visto intrecciarsi i destini di un giornale e quelli del Paese.