Libri di Bobbio Norberto

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Norberto Bobbio (Torino, 1909-2004) è stata una figura intellettuale di riferimento della cultura italiana del Novecento. Dopo aver studiato al Liceo D’Azeglio, si iscrisse all’ateneo torinese, dove si laureò nel 1931 in Giurisprudenza e nel 1933 in Filosofia. L’anno seguente conseguì la libera docenza in Filosofia del diritto. Nel 1935 fu arrestato per le sue frequentazioni antifasciste. Per poter riavere la libertà e riprendere la carriera universitaria, si pronunciò a favore del regime, cosa che sarebbe poi stata oggetto di tormentate autocritiche. Dal 1935 al 1948 insegnò a Camerino, poi a Siena e a Padova. Nel 1942 aderì al Partito d’Azione. Fu arrestato per attività clandestina e incarcerato per tre mesi. Nel 1948 venne chiamato all’Università di Torino, dove insegnò fino al 1983. È a questa lunga fase che appartengono i suoi fondamentali studi su Cattaneo e su Kelsen, su Pareto e su Mosca, su Gobetti e su Gramsci, su Hobbes e su Locke, su Kant e su Marx. Assiduo frequentatore della casa editrice Einaudi, nel 1955 pubblica Politica e cultura, un libro essenziale nella discussione della sinistra italiana dell’epoca. Negli anni settanta è protagonista delle discussioni interne al Partito socialista, avviando, dalle colonne della rivista «Mondoperaio», un intenso e significativo dibattito sul tema del rapporto tra democrazia e socialismo. Nominato nel 1984 senatore a vita, nel 1994 pubblica la prima edizione di Destra e sinistra, il libro destinato a restare, tra tutti i suoi innumerevoli lavori, il testo più discusso e più famoso.
LIBRO   9788893801904

Trent'anni di storia della cultura a Torino (1920-1950) Bobbio Norberto   -  Aragno, 2022  -  Biblioteca Aragno

...Di fatto, tra le due guerre mondiali la cultura italiana era uscita dalle università, dalle redazioni delle riviste, dalle case editrici, dai cenacoli intellettuali dell'Italia liberale, per dilagare nello spazio pubblico attraverso il cinema, la radio, il teatro, la fotografia, i giornali popolari, in una valanga di nuovi linguaggi segnati tutti dalla dimensione novecentesca raccontata da Karl Polanyi nella "grande trasformazione". Ne erano stati travolti tutti i vecchi riferimenti che avevano orientato i percorsi degli intellettuali ottocenteschi. Nuove figure avevano fatto irruzione sulla scena: l'intellettuale militante, ma non solo; gli studenti dei Guf e quelli che avevano partecipato ai Littoriali, funzionari bene inseriti nelle istituzioni culturali del regime, negli uffici-studi delle grandi aziende, negli ambienti finanziari e bancari, insieme a quelli che affollavano le trasmissioni della radio o gli schermi cinematografici avevano dato vita a un ceto professionale che si guadagnava da vivere producendo cultura e che anzi vedeva i propri emolumenti garantiti grazie all'impalcatura istituzionale messa in piedi da Mussolini. Alle élites intellettuali del passato (prevalentemente di estrazione altoborghese, quando non legate alla rendita fondiaria) subentravano gruppi che occupavano gradini diversi della piramide sociale allestita dal fascismo, sedotti dalla prospettiva di essere finalmente sottratti alle angustie e alle ristrettezze della loro tradizionale collocazione accademica per essere inseriti nel vivo dei meccanismi decisionali del regime, chiamati a una partecipazione diretta non solo all'organizza-zione della produzione e dell'economia ma anche al controllo del consenso delle grandi masse... Giovanni De Luna, introduzione

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LIBRO   9788806162504

Trent'anni di storia della cultura a Torino (1920-1950) Bobbio Norberto   -  Einaudi, 2002  -  Gli Struzzi

Il saggio di Bobbio presenta una galleria di personaggi, grandi e minori, da Gobetti a Ginzburg, da Cajumi a Monti, da Salvatorelli a Pavese, e una storia di iniziative culturali, brevi e folgoranti come la 'Biblioteca Europea' di Franco Antonicelli, o durature come la casa editrice di Giulio Einaudi, che Bobbio evoca con la pazienza del cronista, oltre che con la partecipazione di chi parte di questo mondo ha conosciuto di persona. Il saggio presenta una affilata tesi, che ha fatto e fa molto discutere: l'equazione 'fascismo uguale incultura, là dove mostra come gli intellettuali che rompono gli schemi convenzionali e battono nuove strade diventino, di fatto, espressioni di antifascismo.'

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