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Il videoclip nell'era di YouTube. 100 videomaker per il nuovo millennio Pacilio Luca - Bietti, 2014 - Heterotopia
Sono passati 15 anni dalla fine dell'era d'oro del videoclip, l'era del flusso televisivo di MTV e di un'industria discografica non ancora in crisi. L'era dei budget alti, delle immagini ricche, del protagonismo degli autori. Questo volume studia quel che è accaduto a questa arte - che continua a essere un veicolo commerciale e insieme un territorio radicalmente sperimentale - dal 2000 a oggi, al tempo della Rete e di Spotify, delle immagini che lottano per farsi notare, del realismo voyeurista e dell'alta definizione. E lo fa mappando pionieristicamente nomi ed estetiche, sviscerando e sistematizzando poetiche, cogliendo tendenze e intervistando i protagonisti. Lo stato del videoclip nel nuovo millennio: da Lady Gaga a Romain Gavras, da Martin de Thurah a Kanye West, da Lana del Rey a Joseph Kahn.
Il videoclip. Strategie e figure di una forma breve Peverini Paolo - Meltemi, 2004 - Segnature
Il videoclip fonda la propria efficacia sulla capacità di tradurre in una forma accattivante il ritmo di un brano musicale, selezionando e rielaborando soluzioni narrative o stilistiche preesistenti. Ibrido per eccellenza, combina un'estrema flessibilità del linguaggio con una straordinaria capacità di adattamento a contesti di fruizione differenti, scavalcando la dimensione del palinsesto televisivo e invadendo i territori dell'agire quotidiano. A partire da queste premesse l'autore indaga con un impianto sociosemiotico i dispositivi che assicurano l'efficacia di queste forme brevi: la dimensione "macro" dell'industria culturale non si riduce a un apparato di routine produttive ma si inscrive sulla sua superficie e ne condiziona il linguaggio.
Il videoclip. Strategie e figure di una forma breve Peverini Paolo - Booklet Milano, 2004 - Segnature
Il videoclip fonda la propria efficacia sulla capacità di tradurre in una forma accattivante il ritmo di un brano musicale, selezionando e rielaborando soluzioni narrative o stilistiche preesistenti. Ibrido per eccellenza, combina un'estrema flessibilità del linguaggio con una straordinaria capacità di adattamento a contesti di fruizione differenti, scavalcando la dimensione del palinsesto televisivo e invadendo i territori dell'agire quotidiano. A partire da queste premesse l'autore indaga con un impianto sociosemiotico i dispositivi che assicurano l'efficacia di queste forme brevi: la dimensione "macro" dell'industria culturale non si riduce a un apparato di routine produttive ma si inscrive sulla sua superficie e ne condiziona il linguaggio.