Libri di Gianluigi Pasquale
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La Ragione della storia. Per una filosofia della storia come scienza Pasquale Gianluigi - Bollati Boringhieri, 2011 - Nuova Cultura. Introduzioni
La storia ha un andamento tortuoso, a volte incomprensibile. Eppure alcuni intravedono in quel groviglio di eventi una sensatezza, addirittura un vettore unificante. Ritengono che nella storia agisca una razionalità potente e che il pensiero sia chiamato a comprenderla attraverso una tessitura concettuale priva di smagliature. Della storia sarebbe dunque possibile una scienza. Tra coloro che lo sostengono c'è chi individua nello svolgersi degli eventi un principio immanente, e chi invece lo riferisce alla trascendenza di Dio. Prospettiva filosofica la prima, teologica la seconda. Spesso però sono meno distanti di quanto ci si immagini, anzi attingono l'una all'altra. Lo dimostra il filosofo e teologo Gianluigi Pasquale, in un saggio stringente che si apre con un quesito radicale: esiste nella storia la ragione che io mi possa salvare? La sua argomentazione fa perno sull'accostamento di due figure centrali, Hegel, il teorico dell'assoluto inteso come processo dialettico e storico, e un suo grande lettore di oggi, il teologo protestante Wolfhart Pannenberg. Sia per la dialettica hegeliana sia per il pensiero cristologico di Pannenberg la storia non si dispiega dal passato verso il futuro, piuttosto dal futuro corre incontro al passato, così che la verità nella storia è ricostruibile solo retrospettivamente, nella totalità dell'accadere. Ed è proprio il primato del futuro, secondo Pasquale, a costituire il fondamento su cui poggiano insieme la logica interna alla storia è la speranza di salvezza.
Oltre la fine della storia. La coscienza cristiana dell'Occidente Pasquale Gianluigi - Mondadori Bruno, 2004 - Ricerca
Il nostro "pensare al domani" è condizionato in partenza dal pensiero ebraico e cristiano, come mise in luce Karl Löwith influenzato dal teologo Oscar Cullmann, e dalla sua convinzione che la storia è il venire-incontro all'uomo della salvezza. Löwith non ha pensato alla storia occidentale come escatologia cristiana secolarizzata, bensì come permanente apocalittica. Oggi la scelta tra Löwith e Blumenberg è fatale per la comprensione della postmodernità: implica l'eventualità che la secolarizzazione in Europa sia appena soltanto iniziata, senza che per questo la storia sia alla sua fine, essendoci sempre un "oltre" da immaginare come possibilità più definitiva.