Libri di Rumi

Bibliografia di Rumi: tutti i libri in vendita online con argomento Guerra Mondiale 1914 1918

Jalâl al-Din Mohammad, figlio di Mo’mena Khâtun e Bahâ al-Din Valad, nacque nel 1207 (604 dell’Egira) in Asia Centrale (a Balkh secondo la vulgata più diffusa; a Vakhsh, nell’odierno Tajikistan, secondo i meglio informati) e morì nel 1273 (672 dell’Egira) in Asia Minore, a Konya – o Iconio, nella veste greca originaria. In questa città, allora capitale selgiuchide, trascorse gran parte della sua vita. Discendente di una famiglia colta e vicina agli ambienti sufi del Khorasan, il giovane centrasiatico, che studiò anche in Siria e fu discepolo di Burhân al-Din Mohaqqeq Termezi, divenne ben presto un venerato maestro nella città anatolica, ancora in gran parte grecofona e cristiana. Vissuto in un ambiente multireligioso e poliglotta, dove coesistevano e interagivano fra loro greco, turco, persiano e arabo, Rumi compose nel nativo persiano – medium cosmopolita per eccellenza – le sue due opere principali: la grande raccolta diodi nota come Divân-e Shams-e Tabrizi o Divân-e kabir («Canzoniere di Shams di Tabriz» o «Grande canzoniere», che contiene più di cinquemila componimenti) e il lungo poema in distici rimati noto come Masnavi-yema‘navi («Poema interiore», di circa ventiseimila versi). Entrambi i testi, e in modo particolarmente evidente il Divân, sono colorati – poeticamente e concettualmente – dall’incontro fondamentale della vita del poeta: quello con il derviscio itinerante e pensatore iconoclasta Shamsal-Din Tabrizi (o Shams-e Tabriz, il «Sole di Tabriz»), suo mentore spirituale e ipostasi dell’oggetto mistico d’amore e di ricerca, apparso nella vita del poeta nel 1244 e scomparso in circostanze misteriose nel 1247.

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  • 9791255211846 L'esercito austro-ungarico nella prima guerra mondiale
  • 9788892987807 1914. Qualcosa di nuovo sul Fronte occidentale. Viaggio sui campi di battaglia della Tregua di Natale. Ediz. ampliata
Come cavalli che dormono in piedi libro
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LIBRO   9788807888106

Come cavalli che dormono in piedi Rumiz Paolo   -  Feltrinelli, 2016  -  Universale Economica

Nell'agosto del 1914, più di centomila trentini e giuliani vanno a combattere per l'Impero austroungarico, di cui sono ancora sudditi. Muovono verso il fronte russo quando ancora ci si illude che "prima che le foglie cadano" il conflitto sarà finito. Invece non finisce. E quando come un'epidemia si propaga in tutta Europa, il fronte orientale scivola nell'oblio, schiacciato dall'epopea di Verdun e del Piave. Ma soprattutto sembra essere cassato, censurato dal presente e dal centenario della guerra mondiale, come se a quel fronte e a quei soldati fosse negato lo spessore monumentale della memoria. Paolo Rumiz comincia da lì, da quella rimozione e da un nonno in montura austroungarica. E da lì continua in forma di viaggio verso la Galizia, la terra di Bruno Schulz e Joseph Roth, mitica frontiera dell'Impero austroungarico, oggi compresa fra Polonia e Ucraina. Alla celebrazione Rumiz contrappone l'evocazione di quelle figure ancestrali, in un'omerica discesa nell'Ade, con un rito che consuma libagioni e accende di piccole luci prati e foreste, e attende risposta e respira pietà - la compassione che lega finalmente in una sola voce il silenzio di Redipuglia ai bisbigli dei cimiteri galiziani coperti di mirtilli. L'Europa è lì, sembra suggerire l'autore, in quella riconciliazione con i morti che sono i veri vivi, gli unici depositari di senso di un'unione che già allora poteva nascere e oggi forse non è ancora cominciata.

€ 12.00 € 11.40
LIBRO   9788807031045

Come cavalli che dormono in piedi Rumiz Paolo   -  Feltrinelli, 2014  -  I Narratori

Nell'agosto del 1914, più di centomila trentini e giuliani vanno a combattere per l'Impero austroungarico, di cui sono ancora sudditi. Muovono verso il fronte russo quando ancora ci si illude che "prima che le foglie cadano" il conflitto sarà finito. Invece non finisce. E quando come un'epidemia si propaga in tutta Europa, il fronte orientale scivola nell'oblio, schiacciato dall'epopea di Verdun e del Piave. Ma soprattutto sembra essere cassato, censurato dal presente e dal centenario della guerra mondiale, come se a quel fronte e a quei soldati fosse negato lo spessore monumentale della memoria. Paolo Rumiz comincia da lì, da quella rimozione e da un nonno in montura austroungarica. E da lì continua in forma di viaggio verso la Galizia, la terra di Bruno Schulz e Joseph Roth, mitica frontiera dell'Impero austroungarico, oggi compresa fra Polonia e Ucraina. Alla celebrazione Rumiz contrappone l'evocazione di quelle figure ancestrali, in un'omerica discesa nell'Ade, con un rito che consuma libagioni e accende di piccole luci prati e foreste, e attende risposta e respira pietà - la compassione che lega finalmente in una sola voce il silenzio di Redipuglia ai bisbigli dei cimiteri galiziani coperti di mirtilli. L'Europa è lì, sembra suggerire l'autore, in quella riconciliazione con i morti che sono i veri vivi, gli unici depositari di senso di un'unione che già allora poteva nascere e oggi forse non è ancora cominciata.

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