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- 9788898284443 Décoder l'art préhistorique et l'origine de l'écriture
I mondi dell'arte. Asia, Africa, Americhe, Oceania e preistoria. Ediz. illustrata Sureda J. (Cur.) Cassanelli R. (Cur.) - Jaca Book, 2006 - Varia Arte
Primo volume di un grande dittico dedicato all'arte universale, questo libro introduce ai mondi artistici estranei al percorso storico dell'Occidente. Si tratta di contesti culturali e di forme espressive che necessitano di strumenti propri per essere accostati e compresi, gettando un ponte con la "nostra" propensione, squisitamente occidentale, a leggere l'avventura artistica di un popolo nell'avvicendarsi e nel reciproco superarsi di "stili" e di "forme". Gli autori coinvolti in questa opera non mirano a ricostruire una simile "Storia" degli orizzonti artistici su cui sono stati chiamati a scrivere, ma anzitutto a offrirne una chiave di lettura che consenta di aprire una porta varcando la soglia che ci separa da quei mondi. Si è trattato di costruire ponti con il passato paleolitico e neolitico, pur ancora presenti in varie parti del globo; ponti con tradizioni artistiche che hanno saputo mostrare una impressionante continuità al di là dei cambi di regimi, di imperi, di confessioni, come l'arte persiana o indiana; ponti con civiltà scomparse, come quelle precolombiane, i cui segni espressivi chiedono di essere interpretati quali poderosi messaggi e non più solo come documenti archeologici.
L'art préhistorique du Périgord Sarradet Max - Centro Camuno, 1975 - Studi Camuni
L'art préhistorique du Périgord - Centro Camuno
La flagellazione del primitivo. Il problema della forma dall'arte tribale a Picasso Scoditti Giancarlo M. G. - Bollati Boringhieri, 2006 - Nuova Cultura
Nel 1907 Picasso finisce di dipingere le Demoiselles d'Avignon. Il famoso critico Louis Vauxcelles, ironizzando sui volti "a cubi" dipinti sulla grande tela, insinua che lo spagnolo ha guardato con troppa intensità alcune maschere africane che in quegli anni già circolavano a Parigi, soprattutto negli atelier degli artisti: viene subito stabilita un'associazione forte, acritica, fra la prima opera del Cubismo e l'arte etnografica. Molti anni dopo, questa stessa associazione viene fatta propria da William Rubin, che nel 1984 cura, per il Museum of Modem Art di New York, l'esposizione Primitivism in 20th Century Art: al visitatore vengono proposte una serie di opere di Picasso, Matisse, Klee, Epstein, che, messe accanto a oggetti etnografici dell'Africa, dell'Oceania e delle Americhe, suggeriscono un appiattimento delle prime su quest'ultimi, come se fossero un loro rifacimento, una sorta di pastiche esotico. Associazione-interpretazione che ancora oggi continua a influenzare buona parte della critica che indaga sui rapporti fra "arte etnografica" e "arte contemporanea". L'autore di questo saggio respinge tale interpretazione e, in base alle sue ricerche sul terreno mirate all'individuazione delle ragioni estetiche che spingono un creatore di immagini a costruire determinate forme espressive, verbali e non verbali, dimostra che proprio in un dato meccanismo mentale escogitato per comporre tali forme va cercato il motivo dello sguardo gettato da Picasso su alcuni oggetti etnografici.