Libri di Settis
Bibliografia di Settis: tutti i libri in vendita online con argomento Pericoli Tullio
Tullio Pericoli. Opera incisa. Ediz. illustrata Bolzoni Lina Settis Salvatore Fanelli Franco Tosi A. (Cur.) - Lubrina Bramani Editore, 2014 - Arte Moderna E Contemporanea
"Lucia Tongiorgi Tomasi - Alessandro Tosi: I segni e le cose hanno sempre accompagnato il lavoro di Tullio Pericoli. Le cose, non gli oggetti. Più vere e insieme più irreali, motivo e pretesto metaforico e anti-tassonomico da cui l'immaginazione potrà partire per costruire e raccontare, in un raffinatissimo gioco di magiche corrispondenze, paesaggi e volti. Salvatore Settis: Volti come paesaggi, paesaggi come volti. Nelle accuratissime esplorazioni, e introspezioni, del volto umano che Tullio Pericoli è venuto tracciando, il ritratto sfuma nel paesaggio, specialmente quando si fa drammatico close up come nella serie memorabile costruita intorno al volto di Beckett... Franco Fanelli: Non stupisce che Tullio Pericoli confessi di non riuscire ad amare le acqueforti di Morandi e che riconduca la sua 'scuola' a Rembrandt. Pensiamo ai paesaggi e ai ritratti, versanti tematici comuni al grande olandese e a Pericoli: percepiamo immediatamente come i due appartengano alla famiglia 'segnica' della grafica, laddove il grafema connota, nella sua essenzialità e singola identità materica e gestuale, la spazialità, la profondità, il soggetto stesso..." (Dalla prefazione)
Tullio Pericoli. Terre rupestri e Terremobili Settis S. (Cur.) - Moebius, 2026 - Cataloghi Mostre
Decine, forse centinaia di migliaia di graffiti su roccia, pazientemente incisi da migliaia di mani in alcuni millenni di frequentazione della Valle, formano un corpus d'arte e di vita senza molti rivali, la cui fama ho visto crescere senza sosta da quando lo visitai per la prima volta con Emmanuel Anati, negli anni Sessanta del secolo scorso. In questo quadro di straordinarie, austere bellezze naturali e d'arte, i temi e i linguaggi dei graffiti mutano nel tempo, raggiungendo forse la maggior complessità nell'Età del Ferro, quando alcuni petroglifi - questo il nome "tecnico" di tali incisioni rupestri - sembrano assumere un accentuato carattere topografico, come a registrare immaginate vedute dall'alto, a volo d'uccello, su questo o quell'angolo della Valle. Come dubitare che quando Tullio Pericoli, qualche anno fa, s'imbatté nella foto di uno di questi graffiti, la Mappa di Bedolina, vi riconoscesse sull'istante un'oscura ma intensa fraternità? Da decenni, l'arte di Pericoli è una paziente ricerca sul e nel paesaggio, specialmente delle sue Marche, ma non solo: un paesaggio inteso, lo ha scritto lui stesso, come "una cadenza, una lingua, un dialetto", l'incancellabile idioma materno che, attraverso instancabili esperienze visive e altrettante esplorazioni mentali, diventa materia pittorica, finestra o lente sul mondo. Salvatore Settis