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De rerum ideis. Dio e le cose nel dibattito universitario del tredicesimo secolo. Vol. 1: Editio textuum Odonis Rigaldi et aliorum Sileo Leonardo - Urbaniana University Press, 2011 - Saperi Testi Contesti
È noto che il Duecento ha segnato la storia successiva del pensiero cristiano occidentale. Per le forti sollecitazioni provenienti dalla riscoperta di Aristotele e dalla diffusione delle speculazioni di filosofi e teologi di lingua araba, la riflessione metafisica dei latini si incentrò sulla praticabilità di un discorso comprendente tanto l'unicità e semplicità di Dio quanto la molteplicità e complessità degli enti nel mondo. Principali nodi problematici furono l'onniscienza divina e la creazione nel tempo. Le discussioni seguite costituirono il laboratorio nel quale vennero sperimentate innovative teorie cosmologiche, ontologiche ed epistemologiche. Nella costruzione della dottrina sull'esistenza di tutte le cose in Dio, gli universitari ricorsero all'antica teoria delle idee divine. Nondimeno, privilegiando la rivisitazione di Seneca e la cristianizzazione di Agostino, essi ritennero di poterla adattare alle istanze originate dall'aristotelismo montante, trasformandola in polivalente dispositivo concettuale per spiegare la contingenza del mondo e la sua intelligibilità. Dell'opera, prevista in due volumi, questo primo contiene l'edizione critica di importanti testi, finora accessibili solo nei codici manoscritti che li trasmettono, lo studio dei quali consente una più ampia ricostruzione della nascita e dell'andamento del dibattito sulla 'scienza divina' nel quadro degli intrecci filosofico-teologici via via fioriti nel lavoro scolastico.
Senza parole. Il tema dell'indicibilità di Dio nella riflessione medievale Simonetta Stefano - Unicopli, 2011 - Testi E Studi
"Le negazioni sono vere nei riguardi delle cose divine, mentre le affermazioni non si adattano al mistero che le contraddistingue": questa tesi, formulata nella Gerarchia celeste di Dionigi lo pseudo-Areopagita, segna anche per l'Occidente cristiano di lingua latina l'origine della tradizione di pensiero che si suole indicare con l'espressione "teologia negativa". Obiettivo di questo studio è appunto esaminare l'impatto avuto dal corpus areopagiticum su tale tradizione, impegnata a individuare un passaggio stretto che permettesse di conciliare il principio dell'assoluta trascendenza di Dio con l'esigenza di dargli un nome, per poter professare, difendere e diffondere il proprio credo. Nel farlo, esso ricostruisce alcune fra le tappe più significative della storia della teologia negativa nel medioevo latino, accompagnando il lettore lungo un percorso che va dall'età carolingia (con Giovanni Scoto) al XII secolo (Alano di Lilla), per poi concludersi con un'analisi del modo in cui Tommaso d'Aquino raccolse la sfida lanciata da Mosè Maimonide sulla questione dell'indicibilità di Dio.