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Elogio del quotidiano. Saggio sulla pittura olandese del XVII secolo Todorov Tzvetan - Abscondita, 2024 - Aesthetica
«...la bellezza risiede nel gesto più umile. Quando Steen e Ter Borch, De Hooch e Vermeer, Rembrandt e Hals ci fanno scoprire la bellezza delle cose nelle cose, non si comportano da alchimisti capaci di trasformare in oro del fango, qualunque esso sia. Essi hanno compreso che una donna che attraversa un cortile, una madre che sbuccia una mela possono essere belle come le divinità dell'Olimpo, e ci invitano a condividere una tale convinzione. Ci insegnano a veder meglio il mondo, non a cullarci in dolci illusioni; non inventano la bellezza, la scoprono - e permettono anche a noi di scoprirla. Minacciati oggi dalle nuove forme di degradazione della vita quotidiana, siamo tentati, nell'osservare i loro quadri, di ritrovarvi il senso e la bellezza dei nostri gesti più elementari».
Elogio del quotidiano. Saggio sulla pittura olandese del Seicento Todorov Tzvetan - Apeiron Editori, 2000 - Prospettive Di Storia Dell'arte
La bellezza può risiedere anche nel gesto più umile. Quando Steen e Ter Borch, De Hooch e Vermeer, Rembrandt e Hals ci aiutano a scoprire la bellezza delle cose nelle cose, non si comportano affatto come alchimisti intenti a trasformare in oro non importa quale porzione di fango. Questi artisti hanno compreso, tuttavia, che una donna che attraversa il cortile o una madre che spella una patata possono essere belle quanto le divinità dell'Olimpo, e ci invitano a condividere tale convinzione: ci insegnano a vedere meglio il mondo, non a cullarci in dolci illusioni; non inventano la bellezza, ma la scoprono (e permettono anche a noi di scoprirla). Minacciati oggi dalle nuove forme di degradazione della vita quotidiana, siamo tentati, nell'osservare le loro opere, di ritrovarvi il senso e la bellezza dei nostri gesti più elementari.
Il pennello di Cupido. Il dottor Meige e il mal d'amore nella pittura olandese del Seicento Tartarini Chiara - Carocci, 2017 - Biblioteca Di Testi E Studi
Nell'Olanda del Seicento il mal d'amore, o melanconia amorosa, si diffuse come un'epidemia. Lo testimoniano decine di dipinti che ripropongono in maniera quasi seriale il motivo della visita del dottore alle malate d'amore, con poche ma significative varianti. Nel ripercorrere la storia di questa malattia, il volume indaga la funzione svolta dalle immagini e dalla fantasia nella sua genesi e nelle sue terapie, esamina alcuni dipinti di grande fascino, finora poco trattati in modo sistematico nella letteratura scientifica italiana, e rende omaggio al neurologo francese Henry Meige, che nel 1899 pubblicò sulla "Nouvelle Iconographie de la Salpêtrière" un testo acutissimo sulle manifestazioni del mal d'amore per interposta pittura. Oggi il mal d'amore, a dispetto del suo appellativo démodé, è oggetto di nuovi studi e nuove proposte terapeutiche. Il libro, spaziando tra medicina e poesia, tragedia e commedia, serietà e umorismo, ci invita a un viaggio sorprendente nell'iconografia di questo topos culturale, ipotizzando varianti eterodosse del metodo warburghiano o armoniose riconciliazioni tra le scuole interpretative dell'arte olandese.