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Ma chi l'ha detto che si balla per gli uomini? La via bioenergetica naturale al femminino sacro Vian Roby - Spazio Interiore, 2014 - Lanterne
Partendo dalle ricerche sulle società antiche a opera di Marija Gimbutas e Riane Eisler, Roby Vian analizza i motivi storici, antropologici, sociali e archetipici che hanno portato l'Occidente e il Medioriente ad allontanarsi dal culto della Madre Terra, e di conseguenza a contrastare tutte le forme di danza sacra, strumento eletto per contattare il divino. L'autrice illustra i benefici (sia fisici sia psicologici) che questa danza offre a chiunque la pratichi (riduce lo stress, migliora l'umore, la coordinazione e la padronanza del corpo, cambia la percezione di sé e favorisce l'autostima) e propone un confronto tra le posizioni della bioenergetica classica e quelle della danza orientale, corredate dalle immagini dei reperti archeologici e dai disegni originali di Oriana Pantano e Chiara Segalla.
Mithra. Il dio della luce Venceslai Stelio W. - Tipheret, 2015 - Kether
Il culto di Mithra ha origini antichissime. Già mille cinquecento anni prima di Cristo il suo culto era diffuso in gran parte dell'Asia centrale prima di estendersi nel Medio oriente e arrivare infine a Roma, dopo la guerra di Pompeo contro i pirati. A Roma si trasformò in una religione della speranza, professata dai mercanti, dai viaggiatori, dai legionari, fino a diventare culturalmente dominante e a confondersi con il culto dell'Imperatore, il Sol Invictus. Il Cristianesimo nascente fu il suo principale imitatore e oppositore fin quando, con gli Editti di Costantino e di Teodosio, il mithraismo non fu messo fuori legge. Ma il culto sopravvisse ancora per decenni, fino alla morte di Giovanni l'Apostata e alla scomparsa del paganesimo.
Munichia: la dea, il mare, la polis. Configurazioni di uno spazio artemideo Viscardi Giuseppina Paola - Aracne, 2015 - Diritto Di Stampa
Nella strutturazione funzionale del sistema politeistico greco assume particolare rilievo la topografia degli spazi sacri, indicativa del rapporto ideale e materiale che una determinata divinità intrattiene col territorio in cui la sua presenza è fatta oggetto di culto specifico. La dimensione territoriale del potere della divinità appare immediatamente evidenziata dall'epiteto primario con cui la divinità stessa è adorata. In tale prospettiva, al discorso sullo spazio sacro si affianca la riflessione sul paesaggio religioso che caratterizza la divinità, marcandone aspetti e funzioni in relazione agli scenari mitopoietici e alle processualità antropopoietiche attivate dalla prassi rituale all'interno dell'ambiente socialmente costruito e culturalmente orientato. Con tali premesse si procede all'analisi della realtà cultuale di Munichia, il piccolo promontorio proteso sullo stretto di mare tra Atene e Salamina dominato dal tempio consacrato ad Artemide detta appunto Munichia, il cui sguardo controlla l'accesso ai porti del Pireo.