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L'efficacia dei fondi strutturali europei. Processi e protagonisti al vaglio della sociologia dell'azione pubblica Vinci Fiorella - Franco Angeli, 2013 - Comunicaz. Istituz. Mutamento Soc. Temi
Perché gli Stati e le Regioni dell'Unione Europea mostrano differenti capacità di utilizzare i fondi strutturali? Quale contributo può apportare la sociologia alla questione del mancato utilizzo dei fondi europei? Muovendo dalla storia della politica europea di coesione e dal dibattito internazionale, l'autore ricostruisce il processo di spesa dei fondi, mettendo in luce i ruoli e le responsabilità dei diversi livelli di governo impegnati nella loro implementazione. La ricerca storico-comparativa rivela l'esistenza nei vari Stati e, in particolare, nelle diverse Regioni italiane di tradizioni politiche e di legittimazioni sociali delle azioni pubbliche molto differenti tra loro. Il coordinamento e la cooperazione intergovernativa caratteristiche fondamentali dei processi implementativi dei fondi strutturali - appaiono processi radicati nelle differenti legittimazioni collettive dell'azione pubblica. La coesione economica, sociale e territoriale da obiettivo precipuo della politica strutturale diviene condizione di possibilità dei suoi processi attuativi. L'analisi storica dei processi attuativi della politica di coesione realizzati dalla Regione Sardegna e dalla Regione Sicilia mostra l'importanza dell'interpretazione regionale dell'autonomia istituzionale nell'attivazione della spesa dei fondi strutturali.
Le metafore spaziali delle dinamiche socio-politiche Visioli Odoardo - Unicopli, 2012 - Leggere Scrivere
Lo sviluppo differenziato delle conoscenze tecno-scientifiche e la rivoluzione informatico-comunicazionale stanno portando la dottrina e il sistema della politica a traslocare, dai primitivi ancoraggi geografici, verso assetti dinamici potestativi, configurabili per mezzo di metafore geometrico-spaziali. Queste sono espressive della tendenza evolutiva dei poteri politici a volgere, da un assetto verticale, apicale e transitivo, a una struttura orizzontale, circolare e riflessiva. L'agone politico tende spesso a sfociare in campi aperti di forze, nei quali i 'nudi poteri' si confrontano fra loro, dando luogo a risultanti vettoriali contrapposte ed effimere. Alla politica si prospetta perciò l'esigenza di ri-convertirsi ad una prospettiva teleologica, a partire dalla ri-considerazione, da parte dei soggetti, della propria assolutezza in quanto persone. Da parte sua, il politico potrà ricambiare il suo inserimento nel tragitto della trascendenza, beneficando quest'ultima di un vivificante respiro immanente.
Quale ordine sociale? Dibattito politico e teorie sociali nella Francia degli anni Trenta Veltri Francesca - Rubbettino, 2012 - Saggi
Può la democrazia diretta essere la risposta alle crisi dell'economia di mercato e della politica nazionale, agli effetti perversi della divisione del lavoro sociale? Negli anni Trenta questa prospettiva, incarnata nella struttura dei soviet in URSS, con la sua promessa di una società egualitaria e senza classi, affascina e poi disillude molti intellettuali militanti. Il crescente potere della burocrazia sovietica diventa il simbolo dell'avvento di una nuova classe sociale, non più basata sul possesso di mezzi, ma delle competenze necessarie a gestirli, ed a garantire il funzionamento di una società complessa. È in questo contesto che torna d'attualità il dilemma posto da Durkheim: come equilibrare la necessità di una cultura funzionale - che porti gli uomini a specializzarsi in modo sempre più efficace allo svolgimento del proprio ruolo - con il rischio che l'eccessiva specializzazione crei frammentazione e conflitto, invece di accrescere la solidarietà e l'ordine sociale? Come limitare la distanza e l'incomunicabilità fra i diversi ruoli, permettendo un minimo controllo sulle strutture decisionali, per giungere ad una democrazia che non sia assoluta (come proponevano i rivoluzionari), ma sia comunque più solida rispetto a quelle europee degli anni Trenta, la cui divisione interna aveva portato molti a guardare con favore ai modelli di stato totalitario?