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On the edge of the abyss. The origins of the «Shoah» in the debate between intentionalist and functionalist historians D'alessandro Ruggero - Mimesis International, 2022 - History
On the edge of the abyss. The origins of the «Shoah» in the debate between intentionalist and functionalist historians - Mimesis International
Sull'orlo dell'abisso. Le origini della Shoah nel dibattito fra storici «intenzionalisti» e «funzionalisti» D'alessandro Ruggero - Mimesis, 2019 - Eterotopie
La Shoah, a quasi settantacinque anni dalla sua conclusione, rimane un evento unico nella storia umana per portata, tecnologia, ideologia razzista biologica, durata. Dagli anni '80 e '90 si produce un intenso dibattito fra due gruppi di storici: gli "intenzionalisti", convinti che sin dalle pagine del "Mein Kampf" Hitler covasse l'idea di sterminare il popolo ebraico; i "funzionalisti", che invece considerano la distruzione degli ebrei europei un progetto scandito dagli eventi della seconda guerra mondiale, anzitutto dall'invasione dell'Unione Sovietica (22 giugno 1941). Esistono poi posizioni più sfumate, come ben esemplificato dallo studioso statunitense Cristopher Browning, che si autodefinisce "funzionalista moderato". Dagli anni 2000 si è passati a concentrarsi su altre tematiche, ma la querelle resta comunque una pagina fondamentale nello svilupparsi della coscienza storica, della conoscenza culturale e della dimensione inumana di un evento che dovrebbe restare all'insegna del "mai più".
La pensatrice e lo specialista. Hannah Arendt e il processo Eichmann D'alessandro Ruggero - Ombre Corte, 2014 - Culture
"Assistere a questo processo è in qualche modo, io ritengo, un obbligo che ho verso il mio passato". Così scrive Hannah Arendt alla vigilia del processo all'ex tenente colonnello delle SS Adolf Eichmann, uno dei massimi responsabili della progettazione e realizzazione della Shoah. Dalle corrispondenze che Arendt scrive per il settimanale "The New Yorker", nel 1963 nasce un volume dal titolo "Eichmann in Gerusalem. A Raport on the Banality of Evil" (tradotto in italiano con "La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme"), che ben presto scatenerà dure reazione da parte del mondo ebraico. Le accuse che le verranno rivolte riguardano il suo ritratto di Eichmann, l'analisi del ruolo dei Consigli ebraici, nonché la valutazione del processo, fra questioni giuridiche, fini politici e aspetti etici. Nel ricostruire questa dolorosa vicenda, che coinvolse anche amicizie e affetti di lunga data, l'autore analizza dunque la posizione della Arendt rispetto alle questioni della colpa, del diritto, della giustizia collettiva, della giurisdizione per i crimini contro l'umanità, accanto alle "ambiguità" di un'istituzione come i Consigli ebraici e alcune categorie centrali della speculazione arendtiana sull'incapacità di pensare e sulla "banalità" del male. Ne esce un quadro complesso dal quale emerge una Arendt coraggiosa e battagliera, instancabile pensatrice della condizione umana, della libertà e della giustizia.