Libri di Fabrizio Denunzio
Bibliografia di Fabrizio Denunzio: tutti i libri in vendita online Studi sui mezzi di comunicazione di massa
Metamorfosi e potere. Il conflitto vitale tra Canetti e Adorno Denunzio Fabrizio - Ombre Corte, 2013 - Cartografie
Nel marzo del 1962, Theodor W. Adorno, filosofo e sociologo tra i più importanti della Germania del secondo dopoguerra, intervista alla radio Elias Canetti, futuro premio Nobel per la letteratura, sui temi principali del suo trattato socio-antropologico "Massa e potere", pubblicato nel 1960. Quella che in apparenza potrebbe presentarsi come una pacifica trasmissione informativa su di una novità editoriale, in realtà nasconde un vero e proprio conflitto tra i due protagonisti sul significato da attribuire a fenomeni e concetti, così determinanti per il destino del XX secolo, quali "massa" e "potere". A svolgere un ruolo decisivo sulle sorti del confronto sono le performance di Adorno e Canetti. Nei loro comportamenti radiofonici, in effetti, si trovano coinvolti paradigmi sociologici, modelli di lavoro astratto, funzioni e usi dei media. La radio e il suo linguaggio, così, se da un lato diventano l'arena dello scontro, dall'altro finiscono col rappresentarne la reale posta in gioco, a dimostrazione che, nelle società a capitalismo avanzato, le lotte politiche si vincono solo sapendo comandare sui mezzi di comunicazione di massa. Una lotta per il potere che Adorno conosceva molto bene e che Canetti imparerà a sue spese. Di questa intervista, di cui si ripropone la trascrizione integrale, il lavoro di Denunzio intende dunque restituirne la natura comunicativa.
The tube. Pynchon e l'immaginario dopo la tv Denunzio Fabrizio - Liguori, 2012 - Emedia Books
Thomas Pynchon è uno dei massimi narratori americani deU'ultimo cinquantennio. I suoi libri sono tradotti e letti in tutto il mondo. Romanzi come "V.", "L'incanto del lotto 49", "L'arcobaleno della gravità" contano un vasto pubblico di lettori e di ammiratori. Il successo del recentissimo "Vizio di forma" riporta lo scrittore americano al centro del dibattito culturale. Il saggio di Fabrizio Denunzio opera uno spostamento decisivo nei confronti dell'immagine tradizionale di Pynchon come narratore. Al centro della sua analisi troviamo sì uno dei capolavori dell'autore americano, Vineland, ma trattato con la 'dignità' che spetta ad un grande saggio di teoria sociale della televisione. Questo tipo di interpretazione si fonda su di un assunto di base: nel romanzo di Pynchon la tv non è un semplice mezzo di comunicazione, ma un vero e proprio personaggio, the Tube. E come ogni personaggio ha un'anima, intrattiene relazioni con gli altri protagonisti del racconto e dipende, come tutti noi, dalla Storia e dalla Politica. Letto attraverso questa chiave interpretativa il romanzo di Pynchon smette di essere 'solo' un romanzo e diventa uno dei testi decisivi per comprendere cosa sia diventato rimmaginario di massa dopo l'avvento della tv, a partire dagli anni '50 per arrivare fino ai nostri giorni.
L'uomo nella radio Denunzio Fabrizio - Perrone, 2011 - Saguni
Tra la fine degli anni '20 e l'inizio degli anni '30 del '900, Walter Benjamin collabora intensamente con la radio di Francoforte e con quella di Berlino. Sullo sfondo di un'interpretazione "narrativa" del Libro III de Il capitale di Marx, mettendo a frutto la lezione del Brecht "radiofonico", il filosofo tedesco scrive testi, conduce preogrammi di "genere", progetta e abbozza una teoria della radio. Mai come in questa circostanza Benjamin si confronta con il mondo del lavoro, in particolare, con quello degli apparati produttivi della comunicazione. Ne viene fuori una vera e propria prassi trasformativa del medium realizzata a partire non tanto da ideali esigenze artistiche, quanto dalla necessità materiale di "catturare" l'attenzione dell'ascoltatore. Il risultato è una completa riformulazione della natura del testo e del rapporto con il suo destinatario. Dall'amicizia con Ernst Schoen ai dissidi con gli esponenti della Scuola di Francoforte, il libro di Fabrizio Denunzio ricostruisce uno dei momenti più significativi - e forse proprio per questo sempre ignorato - della produzione di Benjamin per farlo "militare" tra le fila di una teoria politica della comunicazione.