Libri di Catia Iori
Bibliografia di Catia Iori: tutti i libri in vendita online Emilia Romagna
Da badanti ad assistenti familiari. L'evoluzione di una figura professionale nell'esperienza della provincia di Modena Iori Catia - Carocci , 2009 - Biblioteca Di Testi E Studi
In Italia sono migliala le famiglie che, per garantire la cura e l'assistenza dei propri familiari anziani, si rivolgono in gran parte a donne straniere, per lo più ucraine, rumene, moldave e polacche, identificate comunemente come "badanti" e che, in realtà, sono vere e proprie assistenti familiari con mansioni infermieristiche e domestiche. Il volume intende fotografare la presenza sul territorio modenese - centro di ricchezza economica e del più affermato modello di welfare emiliano - di queste persone, di età media, con titoli di studio medio-alto e famiglie di origine che ne aspettano il rientro tra cinque anni. Un esercito di assistenti silenziose protagoniste della "domiciliarità", già impiegate, casalinghe o infermiere, che migrano inserendosi "in famiglia", coabitandovi e rinunciando a tutto pur di garantire ai figli rimasti in patria studi e futuro. Un ritratto sconcertante e realistico di donne a cui assicurare formazione e integrazione sociale.
Protagoniste silenziose. Il volto e il vissuto delle donne immigrate a Reggio Emilia Iori Catia - Carocci, 2007 - Biblioteca Di Testi E Studi
Questa ricerca promossa e finanziata dalle consigliere di Parità della Provincia di Reggio Emilia si propone di dare voce alle donne immigrate a prescindere dalla loro etnia e dalle zone di provenienza, mettersi in ascolto delle loro vite, conoscerne desideri, speranze, paure, assumere consapevolezza della loro esistenza, al di là di facili pregiudizi e stereotipi. A esserne protagoniste sono donne che fuggono allo sfruttamento, all'emarginazione, alla povertà di paesi economicamente depressi e arrivano nelle nostre città spesso sole, disorientate e incapaci di riallacciare i fili della propria esperienza. E proprio questo è l'obiettivo primario del libro, nella convinzione assoluta che liberando dall'anonimato le migranti silenziose si rompa la spirale di reciproca paura che porta gli autoctoni a considerarle semplici invasori, evitando di conoscerne i volti e i vissuti, unici e irripetibili come le loro esistenze. È questa un'esperienza umana a duplice mandata che allontana gli antichi fantasmi di xenofobia. Una sfida del terzo millennio più che un disagio sociale, un appello ineludibile alla nostra capacità di fare spazio tra di noi e dentro di noi al diverso e all'ignoto per misurare, anche, il nostro grado di maturità.