Libri di Francesco Perfetti
Bibliografia di Francesco Perfetti: tutti i libri in vendita online Biografie: personaggi storici, politici e militari
Parola di re. Il diario segreto di Vittorio Emanuele Perfetti Francesco - Le Lettere, 2006 - Biblioteca Di Nuova Storia Contemporanea
Durante il regno del Sud Vittorio Emanuele III scrisse le sue memorie per rispondere alle accuse che venivano mosse a lui e alla monarchia e per garantire una fonte di introito per la moglie Elena, dopo la sua scomparsa. Quando, però un quotidiano romano monarchico cominciò a pubblicare delle memorie attribuite a Vittorio Emanuele III, il re in esilio le dichiarò apocrife e negò persino di aver mai scritto memorie. Attorno alle memorie del re si è andato sviluppando un vero e proprio giallo, sia pure dai contorni rosa, che ha l'aspetto di una storia di famiglia. Il dattiloscritto fu affidato da Vittorio Emanuele III sul letto di morte alla regina Elena, la quale avrebbe voluto pubblicarlo. L'intenzione dell'ex sovrana si scontrò con la ferma opposizione del figlio Umberto II. Negli anni cinquanta e sessanta si susseguirono una ridda di conferme e smentite sulla esistenza stessa delle memorie e si sviluppò una confusione (volutamente fatta) tra memorie e diari. La caccia alle memorie vide impegnati editori stranieri, grandi quotidiani italiani e grandi giornalisti. Secondo autorevoli testimonianze le memorie sarebbero state bruciate, ma non si può affermare con sicurezza che tale sorte sia toccata a tutte le copie. Il volume presenta in appendice anche il testo, sconosciuto e introvabile, delle memorie apocrife pubblicate nel 1946.
Per una storia senza pregiudizi. Il realismo storico di Renzo De Felice Perfetti Francesco - Aragno, 2025 - Biblioteca Aragno
Questo volume costituisce una biografia intellettuale e politica di Renzo De Felice, dai primi suoi interessi per la storia del giacobinismo e del periodo napoleonico fino alle riflessioni si temi della nazione e della crisi della democrazia passando per i lavori dedicati alla biografia di Mussolini e al periodo fascista. Particolarmente attento alla storia culturale, De Felice si è trovato sempre al centro di polemiche. Negli anni cinquanta-sessanta, per esempio, quando era forte l'attenzione per la storia del giacobinismo italiano anche in relazione al clima di guerra fredda, egli finì in rotta di collisione con la maggior parte degli storici marxisti e, più in generale, della sinistra radicale. A partire dagli anni sessanta, poi, quando i suoi interessi storiografici si spostarono verso lo studio del fascismo, prima con la Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo sponsorizzata dalla Comunità ebraica, poi con la grande biografia di Mussolini in otto tomi, che inaugurò la fase degli studi scientifici sul periodo fascista, egli divenne il bersaglio preferito di quanti ritenevano che i suoi lavori fossero politicamente pericolosi. Il culmine della polemica ci fu quando De Felice parlò, per il periodo 1929-1936, di «anni del consenso». Ancora particolarmente dure furono le polemiche sulla sua tesi secondo la quale l'8 settembre 1943 sarebbe stata la data più nefasta della recente storia italiana perché, allora, si sarebbe manifestata la «debolezza etico-politica» del popolo italiani con la «morte della patria». La storiografia di De Felice, di saldo impianto storicistico sul quale si innesta il robusto tronco del «realismo storico» combinato una visione etico-politica, si fonda sull'idea che lo studioso debba ricostruire, secondo la lezione rankiana, i fatti così come si sono verificati per comprenderne - e non giustificarne - la logica. Il volume affronta anche il tema del rapporto di De Felice con la politica. Dopo un iniziale periodo giovanile di militanza comunista, De Felice collaborò per qualche tempo con ambienti della sinistra moderata e della sinistra cattolica favorevoli alla «programmazione» economica e alla nascita di un governo di centrosinistra. Ma poi, anche grazie ai rapporti sempre più stretti con storici come Rosario Romeo e soprattutto François Furet, egli si indirizzò sempre più verso la cultura liberal-democratica, di un liberalismo di tipo continentale come quello di un Raymond Aron e di un Isaiah Berlin. Per quanto interessato alla politica non volle mai accettare candidature elettorali, ma si impegnò, sul terreno pubblicistico, nella battaglia contro il «compromesso storico» e in quella per l' incontro fra laici e cattolici e per la creazione di una «alleanza laica».