Libri di Francesco Remotti

Bibliografia di Francesco Remotti: tutti i libri in vendita online Studi culturali (Cultural studies)

Cultura. Dalla complessità all'impoverimento libro
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LIBRO   9788842095873

Cultura. Dalla complessità all'impoverimento Remotti Francesco   -  Laterza, 2011  -  Percorsi Laterza

L'uomo è principalmente un animale culturale, dipende da qualcosa che non è depositato nel Dna ma trasmesso attraverso le relazioni sociali. Per questo la cultura è sommamente precaria e non ereditabile. Da questo assunto prende avvio lo studio di Francesco Remotti per porre in luce la precarietà di base dei mondi culturali e la conseguente incompletezza di ogni realizzazione culturale. Precarietà e incompletezza possono tuttavia divenire oggetto di due opposti atteggiamenti: riconoscimento o, al contrario, occultamento. Le società molto spesso costruiscono un 'in più' di cultura per celare le basi fragili delle loro realizzazioni, ma gli antropologi osservano anche società che ammettono e tematizzano la propria incompletezza, aprendosi così alla comunicazione con gli altri. E sempre l'antropologia ci dice che ogni cultura opera tagli, selezioni, sfrondamenti di possibilità: lo fa sul mondo, tanto quanto sul cervello da cui dipende. Ogni cultura comporta inevitabilmente una riduzione della complessità e quindi ogni cultura contiene sempre in sé il germe di un qualche impoverimento: la cultura è sempre una coperta troppo corta rispetto alla complessità del mondo. Le culture non sono tutte uguali, tutte ricche o tutte povere allo stesso modo e nella stessa misura. Certamente la cultura ha rappresentato un indubbio vantaggio evolutivo per il genere umano, altrimenti votato all'estinzione, ma vi sono molti aspetti problematici che possono costituire altrettanti vicoli ciechi.

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L'ossessione identitaria libro
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LIBRO   9788858127063

L'ossessione identitaria Remotti Francesco   -  Laterza, 2017  -  Economica Laterza

Non c'è potere politico e finanche religioso che oggi non parli di identità e della opportunità o della necessità di difenderla, affermarla, valorizzarla. L'identità si è diffusa in modo contagioso, sembra che non si possa fare a meno di usare questa parola, sembra che se non si utilizza "identità" non si faccia parte del mondo attuale. Per farne parte, occorre tirare fuori questo termine, e ciò a prescindere da qualsiasi schieramento ideologico. Identità è un luogo comune, una nozione verso la quale non si adotta alcun atteggiamento critico, un vero e proprio mito moderno. Dire identità significa affermare che "noi" siamo costituiti da un nucleo sostanziale, che ci caratterizza in modo permanente: con la rivendicazione di identità chiediamo che questo nucleo venga riconosciuto a monte, preliminarmente. Ne facciamo una questione di principio. L'identità è quindi una potente arma di difesa, che funziona nel senso della chiusura del "noi": chiusura nel confronto degli "altri" che ci assediano e ci accerchiano. E fomenta una strategia di offesa, fa violenza sulla realtà, ne riduce la complessità e gli intrecci, la impoverisce, perché è povertà culturale prima ancora che economica. Ciò che ne ha maggiormente sofferto è la cultura della convivenza, cioè l'attenzione e la cura per lo sviluppo di interrelazioni che non siano dettate solo dall'interesse di "noi" inevitabilmente contrapposti. "L'ossessione per l'identità è ciò che rimane una volta che sia stata smantellata la cultura della convivenza".

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LIBRO   9788842092629

L'Ossessione identitaria Remotti Francesco   -  Laterza, 2010  -  Anticorpi

Non c'è potere politico e finanche religioso che oggi non parli di identità e della opportunità o della necessità di difenderla, affermarla, valorizzarla. L'identità si è diffusa in modo contagioso, sembra che non si possa fare a meno di usare questa parola, sembra che se non si utilizza "identità" non si faccia parte del mondo attuale. Per farne parte, occorre tirare fuori questo termine, e ciò a prescindere da qualsiasi schieramento ideologico. Identità è un luogo comune, una nozione verso la quale non si adotta alcun atteggiamento critico, un vero e proprio mito moderno. Dire identità significa affermare che "noi" siamo costituiti da un nucleo sostanziale, che ci caratterizza in modo permanente: con la rivendicazione di identità chiediamo che questo nucleo venga riconosciuto a monte, preliminarmente. Ne facciamo una questione di principio. L'identità è quindi una potente arma di difesa, che funziona nel senso della chiusura del "noi": chiusura nel confronto degli "altri" che ci assediano e ci accerchiano. E fomenta una strategia di offesa, fa violenza sulla realtà, ne riduce la complessità e gli intrecci, la impoverisce, perché è povertà culturale prima ancora che economica. Ciò che ne ha maggiormente sofferto è la cultura della convivenza, cioè l'attenzione e la cura per lo sviluppo di interrelazioni che non siano dettate solo dall'interesse di "noi" inevitabilmente contrapposti. "L'ossessione per l'identità è ciò che rimane una volta che sia stata smantellata la cultura della convivenza".

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