Libri di Marco Malvaldi
Bibliografia di Marco Malvaldi: tutti i libri in vendita online editi da Rizzoli con argomento Scienze Storia MATEMATICA E SCIENZE
Chi cerca i libri di Marco Malvaldi trova un punto di riferimento fondamentale per il giallo umoristico e investigativo italiano. Seguire i libri in ordine cronologico di Marco Malvaldi permette al lettore di immergersi appieno nell'evoluzione narrativa dei suoi casi ambientati nella provincia toscana, scoprendo il sapiente mix di mistero e ironia che contraddistingue ogni sua opera.
Biografia dell'autore
Marco Malvaldi nasce a Pisa nel 1974. Laureato in Chimica, ha coniugato per anni la professione di ricercatore scientifico con la vocazione letteraria, un dualismo che ha profondamente influenzato la precisione dei suoi intrecci. È celebre soprattutto per aver dato vita al fortunato ciclo del BarLume. Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Isola d'Elba-Raffaello Brignetti nel 2012. La sua capacità di unire il rigore del metodo scientifico alla leggerezza della commedia brillante lo ha reso uno degli autori più apprezzati del panorama giallo contemporaneo.
Stile di scrittura
I libri di Marco Malvaldi sono caratterizzati da una prosa agile, ricca di dialoghi brillanti e un uso sapiente del dialetto toscano. L'autore è noto soprattutto per la saga dei Vecchietti del BarLume, un gruppo di anziani frequentatori di un bar di Pineta le cui pungenti osservazioni sono il cuore pulsante delle indagini condotte dal barista Massimo Viviani. Questo universo narrativo ha segnato profondamente i lettori grazie alla capacità di trasformare un contesto quotidiano in un terreno fertile per il mistero, dove l'arguzia verbale diventa l'arma principale per risolvere enigmi complessi tra una partita a carte e un caffè.
Prossime uscite su SCIENZE STORIA
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788894486407 Inventori e invenzioni a Cremona e provincia (1859-1896). Ediz. speciale
L'infinito tra parentesi. Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges Malvaldi Marco - Rizzoli, 2017 - Bur Saggi
Ben prima dell'invenzione del microreticolo metallico, Efesto nell'Odissea forgiava "catene impossibili da infrangere, sottili come fili di ragnatela". Ben prima degli studi di Maxwell sul tempo di rilassamento dei liquidi, Lucrezio intuì che molecole di lunghezza differente scorrono con tempi differenti. E Borges sa - forse meglio dei neuroscienziati - che "aver saputo e aver dimenticato il latino è un possesso, perché l'oblio è una delle forme della memoria". La poesia arriva prima della scienza? Forse. D'altra parte, però, il linguaggio degli scienziati è fatto spesso di analogie, esattamente come quello dei poeti. Perché, come ci spiega Marco Malvaldi vagabondando da un secolo all'altro tra parole e numeri, la poesia e la scienza non sono opposte, non lo erano alle origini e non lo sono oggi: entrambe si concepiscono come tensione alla conoscenza del mistero del reale. Basta solo imparare a guardare il mondo con uno sguardo consapevole e curioso, perché, "se ci si pensa, un'equazione e una poesia hanno spesso parecchie cose in comune".
L'infinito tra parentesi. Storia sentimentale della scienza da Omero a Borges Malvaldi Marco - Rizzoli, 2016 - Saggi Italiani
Ben prima dell'invenzione del microreticolo metallico, Efesto nell'"Odissea" forgiava "catene impossibili da frangere, sottili come fili di ragnatela", catene che "nessuno avrebbe potuto notare, neppure un dio, tanto erano ingannevoli". Ben prima degli studi di Maxwell sul tempo di rilassamento dei liquidi, Lucrezio intuì che molecole di lunghezza differente scorrono con tempi differenti. Anche Gozzano, in una delle sue poesie più belle, descrive con precisione l'imprevedibilità di una crepa, oltre che la viltà di un giovane pattinatore di fronte a una donna innamorata. E questo molto prima che i matematici dimostrassero - anche attraverso il Gioco della vita l'impossibilità assoluta di predire l'evoluzione di alcuni sistemi. "Ahimè, non mai due volte configua il tempo in egual modo i grani!" scrive Montale: non è forse questa l'entropia? E Borges sa - forse meglio dei neuroscienziati - che "aver saputo e aver dimenticato il latino è un possesso, perché l'oblio è una delle forme della memoria." La poesia arriva prima? Forse. D'altra parte, però, il linguaggio degli scienziati è fatto spesso di analogie, esattamente come quello dei poeti. La poesia e la scienza, ci spiega l'autore vagabondando tra un secolo e l'altro, non sono opposte, non lo erano alle origini e non lo sono oggi, che si concepiscono entrambe come tensione alla conoscenza del mistero del reale.