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  • 9791255213475 Cavie umane nei lager nazisti
Lo Storico e il testimone. Il campo di lavoro nazista di Starachowice libro
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LIBRO   9788842092834

Lo Storico e il testimone. Il campo di lavoro nazista di Starachowice Browning Christopher R.   -  Laterza, 2011  -  Storia E Società

8 febbraio 1972. Il settantacinquenne agente di polizia in pensione Walther Becker attende il suo verdetto in un'aula di tribunale di Amburgo. È sotto processo per il ruolo svolto nella liquidazione del ghetto ebraico di Wierzbnik in Polonia il 27 ottobre 1942, nel corso del quale circa 4.000 ebrei sono stati mandati a morte nelle camere a gas di Treblinka, 60-80 uccisi sul posto e circa 1.600 inviati in tre campi di lavoro nella vicina Starachowice. Decine di sopravvissuti testimoniano la sua partecipazione all'operazione nazista. È stato visto uccidere, picchiare numerosi ebrei e ordinare che altri venissero ammazzati. In sua difesa, l'anziano signore dichiara che, all'oscuro dell'imminente deportazione, si è trattenuto per quarantacinque minuti nella piazza del mercato, dove gli ebrei sono stati rastrellati e caricati sul treno, per poi allontanarsi senza far nulla. Il giudice crede a lui e non ai testimoni oculari, ritenuti poco attendibili perché non rispondenti alle caratteristiche di un teste "'ideale', ossia un osservatore 'indifferente, attento e intelligente' che guarda agli eventi in modo 'disinteressato e distaccato'". Il verdetto decreta l'assoluzione e Becker esce dal tribunale da uomo libero. Christopher R. Browning ha studiato gli atti del processo e le relative indagini, raccolto e analizzato i resoconti diretti di 292 sopravvissuti, in un arco di tempo che va dal 1945 al 2008, vagliato interviste e testimonianze video.

€ 20.00 € 19.00
Le Mie ultime parole. Lettere dalla Shoah libro
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LIBRO   9788842095545

Le Mie ultime parole. Lettere dalla Shoah Bacharach Z. (Cur.)  Gabizon F. (Cur.)   -  Laterza, 2011  -  Economica Laterza

"Nel 1943 il treno sta portando Aron Lieukant ad Auschwitz. Su questo treno egli scrive una lettera, che riesce fortunosamente a inviare, ai figli Berthe e Simon, cui raccomanda "di non bere bevande fredde quando sono sudati". In queste parole scritte da chi si avvia al più atroce dei destini c'è tutta la pietas familiare, così forte nell'ebraismo, e con essa tutta quell'indomita forza vitale, quella inscalfibile e tranquilla fedeltà a se stessi e alla propria quotidianità che ha sconfitto la Shoah e dinanzi alla quale risalta in tutta la sua abietta pochezza quel Terzo Reich millenario durato dodici anni. Queste lettere dalla Shoah sono un documento straordinario. Altre grandi, grandissime opere sui lager sono state in genere scritte dopo, da sopravvissuti, o comunque da una prospettiva globale. Queste sono istantanee di un singolo momento o di una singola ora di quell'orrore, talora anche di momenti in cui esso non è percepibile in tutta la sua spaventosa realtà. Lettere le più varie: di chi sa di essere alla vigilia della morte e di chi parte per un destino che gli è ancora ignoto; di chi ha già compreso tutto l'orribile che sta succedendo e di chi ancora non può rendersene bene conto. In queste lettere c'è di tutto: amore e dolore, coraggio e paura, vendetta e pietà, fede in Dio e sua negazione legittimata da quel trionfo del male. C'è l'ebraismo, che Auschwitz non è riuscita a distruggere nonostante milioni di vittime, e c'è l'umanità intera." (Claudio Magris)

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Le mie ultime parole. Lettere dalla Shoah libro
-5%
LIBRO   9788842085621

Le mie ultime parole. Lettere dalla Shoah Bacharach Z. (Cur.)  Gabizon F. (Cur.)   -  Laterza, 2009  -  I Robinson. Letture

"Nel 1943 il treno sta portando Aron Lieukant ad Auschwitz. Su questo treno egli scrive una lettera, che riesce fortunosamente a inviare, ai figli Berthe e Simon, cui raccomanda "di non bere bevande fredde quando sono sudati". In queste parole scritte da chi si avvia al più atroce dei destini c'è tutta la pietas familiare, così forte nell'ebraismo, e con essa tutta quell'indomita forza vitale, quella inscalfibile e tranquilla fedeltà a se stessi e alla propria quotidianità che ha sconfitto la Shoah e dinanzi alla quale risalta in tutta la sua abietta pochezza quel Terzo Reich millenario durato dodici anni. Queste lettere dalla Shoah sono un documento straordinario. Altre grandi, grandissime opere sui lager sono state in genere scritte dopo, da sopravvissuti, o comunque da una prospettiva globale. Queste sono istantanee di un singolo momento o di una singola ora di quell'orrore, talora anche di momenti in cui esso non è percepibile in tutta la sua spaventosa realtà. Lettere le più varie: di chi sa di essere alla vigilia della morte e di chi parte per un destino che gli è ancora ignoto; di chi ha già compreso tutto l'orribile che sta succedendo e di chi ancora non può rendersene bene conto. In queste lettere c'è di tutto: amore e dolore, coraggio e paura, vendetta e pietà, fede in Dio e sua negazione legittimata da quel trionfo del male. C'è l'ebraismo, che Auschwitz non è riuscita a distruggere nonostante milioni di vittime, e c'è l'umanità intera." (Claudio Magris)

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