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A Roma oggi se dice così. Dizionario e modi di dire del nuovo romanesco Cacciari Patrizio - Newton Compton Editori, 2022 - Tradizioni Italiane
Da "Ahò" a "bella pe' te", da "sto a rota" a "zagajà" ecco a voi il libro per scoprire, attraverso la sua lingua, qualcosa in più sulla Città Eterna. Il romanesco è una "lingua" in evoluzione, non un dialetto "in via d'estinzione" come lamentano i più pessimisti. Ci sono parole e modi di dire che ancora conserviamo dai tempi di Nerone, accanto ad altri che prendono in prestito lo slang della più moderna tecnologia, sconosciuti ai romani di qualche decennio fa. Il tutto si amalgama in un mix linguistico di straordinaria concretezza, che rispecchia il carattere dei romani, sbruffoni e bonaccioni, dissacranti e ironici, mai contenti. Questo dizionario non è un manuale linguistico, ma un modo diverso e divertente di raccontare Roma, i suoi abitanti, il loro modo di fare e di comunicare nella vita di tutti i giorni. Ogni parola è "tradotta" in italiano e poi commentata con aneddoti e piccole storie tratte dal mondo di oggi o dai ricordi di un passato che rivive nei racconti dei più anziani. Nel frasario finale, si illustrano le espressioni, insulti feroci o semplici sfottò, che risuonano nei vicoli e nelle strade congestionate della città. Insomma, si spazia dai sonetti del Belli alle battute dei personaggi dei film di Sordi e Verdone, dai versi di Califano alle dichiarazioni d'amore di Venditti, fino al "neo-romanesco" contemporaneo di Johnny Palomba e Diego Bianchi, in arte Zoro. A Roma oggi se dice così: Appiccicà; Cojonà; Inquartasse; Intuzzà; Monticiano; Piotta; Svortà; Stacce; Fattela pijà bene; Sto a schiumà; Vai cercanno Maria pe' Roma; A chi tocca nun se 'ngrugna; Magnatela 'na cosetta.
A Roma oggi se dice così. Dizionario e modi di dire del nuovo romanesco Cacciari Patrizio - Newton Compton Editori, 2016 - Grandi Manuali Newton
Il romanesco è una "lingua" in evoluzione, non un dialetto "in via d'estinzione" come lamentano i più pessimisti. Ci sono parole e modi di dire che ancora conserviamo dai tempi di Nerone, accanto ad altri che prendono in prestito lo slang della più moderna tecnologia, sconosciuti ai romani di qualche decennio fa. Il tutto si amalgama in un mix linguistico di straordinaria concretezza, che rispecchia il carattere dei romani, sbruffoni e bonaccioni, dissacranti e ironici, mai contenti. Questo dizionario non è un manuale linguistico, ma un modo diverso e divertente di raccontare Roma, i suoi abitanti, il loro modo di fare e di comunicare nella viti di tutti i giorni. Ogni parola è "tradotta" in italiano e poi commentata con aneddoti e piccole storie tratte dal mondo di oggi o dai ricordi di un passato che rivive nei racconti dei più anziani. Nel frasario finale, si illustrano le espressioni, insulti feroci o semplici sfottò, che risuonano nei vicoli e nelle strade congestionate della città. Insomma, si spazia dai sonetti del Belli alle battute dei personaggi dei film di Sordi e Verdone, dai versi di Califano alle dichiarazioni d'amore di Venditti fino al "neo-romanesco" contemporaneo di Johnny Palomba e Diego Bianchi, in arte Zoro.
Proverbi e detti romaneschi Cascioli Lino - Newton Compton Editori, 2014 - Biblioteca Romana
Se la cultura è capacità di ricordare, di non dimenticare, di rendere durevole nel tempo ciò che è caduco nella parola, di far rivivere il passato evocandolo e descrivendolo con amore, questa è dunque la funzione che spetta a questa raccolta di proverbi e di antichi detti di Roma, tramandati di bocca in bocca sino a oggi. Detti e proverbi che, strappati a una tradizione orale che va ormai scomparendo e raccolti in volume, assumono tutta l'importanza di un diario popolare, nel quale una mano invisibile è venuta annotando fatti, costumi, esperienze, incontri, personaggi e leggende di una città che da venti secoli è l'ombelico del mondo. Ma soprattutto emerge quella precisa filosofia di vita della plebe romana che si è sempre contentata di godere delle piccole gioie quotidiane, testimone indifferente (e impotente) delle lotte di potere e di possesso che avevano e hanno Roma come teatro. Così in queste pagine dominano il fluire delle stagioni storiche, l'umanità dei personaggi e la bellezza dei luoghi, in una cinica luce di taglio che investe ogni vicolo, ogni cupola, ogni palazzo, ogni finestra.