Libri di Fu
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Relativo e plurale. Dinamiche, processi e fonti di diritto in Terraferma veneta (secc. XVI-XVIII) Fusar Poli Elisabetta - Giappichelli, 2020
Pluralità (di poteri, status e corpora, fonti di diritto, giurisdizioni) e relatività (di soluzioni normative, assetti politico-istituzionali, rapporti di forza e reciproca definizione di spazi giuridici e d'identità fra soggetti, gruppi, ceti, comunità, universitates) nel tempo e nello spazio sono cifre distintive dell'Età moderna e della complessa e sfaccettata esperienza giuridica che la connota. Le vicende della Terraferma veneta, particolarmente entro il distretto bresciano, fra i secoli XVI e XVIII ne sono perfetto esempio. La sovrapposizione della dominazione veneziana ai precedenti assetti giuridici, politico-istituzionali e sociali enfatizza la complessità dei rapporti fra centri e periferie, stimolando l'originarsi e definirsi di nuovi 'spazi giuridici' che potremmo definire intermedi, connessi alla dimensione territoriale e al contempo astratti da essa. L'attenzione si concentra sul Territorio, 'corpo territoriale' che rappresenta interessi e comunità della campagna bresciana sin dal XV secolo. Ente ibrido che non trova collocazione precisa né nella tassonomie della scientia iuris né entro le nuove teorie dello Stato, a metà strada fra modello corporativo medievale ed articolazione periferica dell'amministrazione statuale, il Territorio è espressione spontanea di un'ampia sezione del distretto e ne aggrega gli interessi, è interlocutore (de facto e poi formalizzato) di Venezia e della città di Brescia, e protagonista di un diritto multiforme, esposto a continui riassetti e contrattazioni, connotato da un carattere spiccatamente dinamico e impermanente. La materia del 'buon governo' diviene uno degli ambiti di intervento che maggiormente è oggetto e momento di coagulazione di tali dialettici processi di produzione del diritto. Una prima parte del volume si concentra su questi aspetti, muovendo dal perimetro più ampio dello Stato moderno, per giungere a quello più 'locale' delle comunità incluse nel Territorio, con il loro tenace ius proprium. La seconda parte propone la versione tridimensionale e plastica di questa ricostruzione, sfruttando materiali e fonti di diritto prescelte nell'ampio novere riferibile ai secoli considerati, in relazione al contesto e ai soggetti analizzati: casi di studio che vividamente illuminano,. chiarendone i nodi, l'intreccio dei temi affrontati.
Recezione e traduzione della Pandettistica in Italia tra Otto e Novecento. Le note italiane al «Lehrbuch des Pandektenbrechts» di B. Windscheid Furfaro Federica - Giappichelli, 2016 - Futuro Anteriore
Sconfitta la Francia, il 18 gennaio 1871 Gugliemo I di Hohenzollern è proclamato Imperatore tedesco nella Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles. Nasce la Germania moderna, la cui egemonia militare e politica in Europa si accompagna ad un significativo avvicendamento dei modelli scientifici, complice il prestigio dell'Università tedesca, veicolo per nuove metodologie didattiche e di ricerca. Come insegna lo storia giuridica, non si tratta comunque di un cambiamento repentino, quanto piuttosto di un risalente processo di recezione culturale. In Italia, esso si accompagna alla traduzione dei manuali della Pandettistica tedesca, corrente scientifica che prende il nome dal Digesto, le Pandette di Giustiniano, e mira ad attualizzarne lo studio. Le traduzioni restituiscono tutta la peculiarità dell'approccio dell'interprete italiano, capace di mettere in relazione le "Pandekfen" tedesche con il diritto positivo nazionale, di prevalente matrice francese. Emblema di tale inedita sintesi sono le note originali che Carlo Fadda e Paolo Emilio Bensa appongono alla loro versione del rinomato "Lehrbuch des Pandekfenrechfs" (manuale del diritto delle Pandette) di Bernhard Windscheid, premessa fondamentale per il futuro sviluppo della civilistica italiana.