Libri sulla pianificazione urbanistica
Testi e manuali di urbanistica, pianificazione territoriale e progettazione urbana
Il commercio urbano Morandi Corinna - Maggioli Editore, 2011 - Politecnica
A distanza di sette anni Il commercio urbano viene riproposto con una nuova prefazione di Corinna Morandi. Molto è cambiato nel contesto socioeconomico e territoriale europeo rispetto all'inizio degli anni 2000 quando Indicod, associazione di imprese industriali e della distribuzione, promosse una ricerca sulle trasformazioni dei centri urbani con l'obiettivo di conoscere le tendenze di ri-orientamento delle imprese commerciali e le relative politiche delle autorità locali. L'importanza del commercio nella vitalità, vivibilità, sicurezza e qualità di vita dei centri urbani appare chiaramente acquisita, ma meno evidenti sono i percorsi utili per mantenerne o rinforzarne la presenza e quindi il ruolo economico e sociale.Il testo del 2003, che viene integralmente ripubblicato, proponeva degli esempi di successo di valorizzazione del commercio urbano riferiti a tre paesi europei, attraverso dei casi che non hanno perso la loro efficacia esemplare. Le modalità con cui i casi sono stati trattati hanno ben funzionato sia per tratteggiare la specificità dei casi che per indicare alcune buone pratiche. Riteniamo quindi che possano essere utilmente riproposti, con una nuova prefazione che, ancora attraverso il riferimento a casi, tiene conto di alcuni importanti spunti che hanno arricchito la riflessione sull'opportunità e sulla efficacia di promuovere programmi, politiche e progetti per la valorizzazione del commercio urbano.
Libere osservazioni non solo di urbanistica e architettura Meneghetti Lodovico - Maggioli Editore, 2008 - Politecnica
Diciamo urbanistica, e sappiamo che questa disciplina, come credevamo dovesse procedere lungo la difficile strada tracciata dalla cultura di sinistra, non esiste più. Anzi, peggio, ne esiste un'altra che sotto lo stesso nome non riesce a nascondere l'azione incessante dei potenti immobiliaristi padroni del mercato fondiario e finanziario. Diciamo architettura, e sappiamo che non appartiene più al progettista incline a inquadrarne il senso nel contesto sociale e territoriale studiato e capito. Vince l'architettura internazionalista vuota di sentimento, estranea alla storia della città-società, disinteressata a qualsiasi relazione di buon vicinato per rappresentare solo sé medesima. Architettura anch'essa governata dal mercato e perciò succube della rendita, vale a dire della quantità insensata e dell'indice di sfruttamento fondiario abnorme. Per questo incapace di soluzioni amabili, leggere, umane. Ci resta solo la critica e la negazione? Forse sì, insieme alla volontà di catalogare i lacerti di giustezza e bellezza per indicarli ai giovani come punti di partenza per "tornare indietro". Intanto l'azione urbanistica e architettonica immediata non potrebbe che consistere nel demolire demolire demolire.