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Oltre il rancore. Viaggio nel ceto medio italiano dal dopoguerra alla pandemia Risso E. (Cur.) - Rubbettino, 2022 - Varia
Gli elementi caratterizzanti l'animus della middle class italiana, che la distinguono dagli altri segmenti sociali, possono essere descritti in un decalogo (vedi in particolare il sesto capitolo di Risso): una minor presa del senso del dovere; una maggiore valenza degli aspetti relazionali quali amicizia e equilibrio; una certa attenzione alla cultura; la ricerca di una vita dinamica e vitale; una maggiore valenza del tema sicurezza; il maggior peso del concetto di forza; una maggiore pulsione verso l'essere una persona aperta; una minore propensione alla leggerezza fine a se stessa; una non particolare propensione alla spiritualità e al credo; la ricerca del bello, dell'eleganza e dell'ammirazione. La middle class ha ampiamente abbandonato la volontà di realizzare nuovi futuri sociali, ma è concentrata sul dare valore alle cose che "costituiscono il tutto dell'esistenza", che generano senso narrativo per sentirsi su un gradino nella scala sociale più alto o particolare e differente. Gestire il tempo, dimostrare la distanza dagli altri, mangiare in modo ricercato, teatralizzare il proprio sapere e quello dei figli, mostrare il peso e il valore delle proprie relazioni sono i tratti complessivi del copione dell'esistenza che piace mettere in scena a una gran parte del ceto medio. Il quadro che esce dalla lettura di "Oltre il rancore" è a tinte fosche: il pessimismo ha preso il sopravvento, gli stati di conflitto sembrano nuvole all'orizzonte, l'infragilimento è complessivo. Eppure, abbiamo il dovere di leggere più in profondità i tentativi di risposta del ceto medio italiano. Occorre volgere lo sguardo anche alla sua resilienza, alla sua indomita costruzione di filiere produttive e di senso per il lavoro, al ripensamento nei gusti e nelle aspirazioni.
Manuale di sopravvivenza ad uso degli italiani onesti Ricossa Sergio - Rubbettino, 2011 - Il Colibrì. Nuova Serie
Sergio Ricossa offre all'"onesto medio", a chi è pronto a sostenere la propria causa "fino al rogo escluso", un utile strumento di difesa nei confronti dei furbi. E l'"onesto medio" è colui che paga il biglietto intero in ferrovia, che non entra gratis a teatro, che non si fa imporre da amici influenti, che mantiene la parola e che paga le imposte. Costui è la classica vittima dei furbi. Ricossa ci allerta. Ci spiega che la prima astuzia dei furbi è non sembrare tali. Questi sono pertanto dei "disonesti che si dichiarano onesti". Ostentano l'onestà, ma la disprezzano. E la lingua italiana va in loro soccorso; probabilmente è fatta dai furbi, i quali considerano l'onesto come un "uomo limitato". In uno "studioso onesto", vedono il "non geniale"; considerano un "onestuomo" o un "buonuomo" come un "uomo credulone o di rango inferiore". Vige forse in Italia una "legge di degenerazione": "ogni virtù, non solo l'onestà, tende ad assumere significati peggiorativi". Non tutti i disegni dei furbi vanno a buon fine. E il ridicolo spesso li colpisce. Ciò deve rincuorare gli onesti, i quali devono vivere la loro condizione con fiducia, senza sentirsi "come l'ultimo dei Mohicani". Gli onesti devono comprendere che la loro maggiore difesa consiste nell'evitare di "chiedere", perché i furbi sono lì, sempre pronti a cogliere ogni minima occasione. Sono soprattutto maestri nello "sfruttamento delle buone intenzioni". Prefazione di Lorenzo Infantino.