Libri di James Barrie
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Peter Pan nei giardini di Kensington. Testo inglese a fronte Barrie James Matthew Mochi G. (Cur.) - Marsilio, 2007 - Letteratura Universale. Elsinore
È qui, in questi giardini incantati nel cuore di Londra e in questa favola, seminascosta tra le pagine di un romanzo per adulti, che nasce e comincia a volare Peter Pan, non ancora rivestito del clamore che ne avrebbe fatto, di lì a poco, quel grande mito dell'infanzia e della nostra cultura che tutti conosciamo. Un bimbetto di soli sette giorni, che sa parlare il linguaggio degli uccelli e delle fate ma non è più uno di loro; che ricorda appena, e con una strana nostalgia, il mondo dei suoi simili ma non potrà più farvi ritorno. Esiliato nello spazio magico di una infanzia eterna suo malgrado, Peter Pan, con il suo piffero e la sua capretta, vivrà per sempre su quel confine, su quei cancelli che lo escludono ogni sera dal mondo della realtà, degli affetti e dei bambini che diventano adulti. Il "ragazzo che non vuol crescere", l'adolescente egocentrico e orgoglioso che sceglie la libertà e l'avventura solitaria dell'Isola Che Non C'è verrà dopo - nella commedia del 1904 che dette al suo autore fama mondiale, e nel romanzo (Peter e Wendy) che da quella fu tratto. Ma prima di tutto questo - prima dei pirati e di Capitan Uncino, di Nana e Wendy, e delle immagini indimenticabili che Barrie e poi Walt Disney ci hanno regalato - c'è la favola struggente che qui viene raccontata: quella di un piccolissimo Peter Pan, metà bimbo e metà uccello, costretto a restare per sempre, nei Giardini di Kensington, "gaio, innocente e senza cuore".
L'uccellino bianco Barrie James Matthew Mochi G. (Cur.) - Marsilio, 2020 - Letteratura Universale
Se la storia di Peter Pan e della sua Neverland fa parte dell'immaginario di tutti noi, meno noto è invece il romanzo che di Peter Pan costituisce l'atto di nascita, "L'uccellino bianco", un "romanzo per adulti" che, come i tanti altri scritti da Barrie, ruota intorno al tema dell'incapacità di accettare la fine dell'infanzia. Raccontata in prima persona da un narratore di mezza età, nel quale è ben ravvisabile l'alter ego dell'autore, è la storia dell'amicizia - intensa, bellissima e a tratti dolorosa - tra lui e il ragazzino David: insieme inventano scherzi e giochi, ridono e piangono, e si raccontano storie. Una di queste, che occupa la parte centrale del romanzo, è la fiaba di "Peter Pan nei Giardini di Kensington", che in seguito volò via, come il suo piccolo protagonista di soli sette giorni, dal romanzo-casa in cui era nata, e fu sempre pubblicata da sola, godendo del successo planetario e inarrestabile dell'altro Peter Pan, il "ragazzo che non voleva crescere", e delle sue magiche avventure. Mentre cadeva nell'ombra - e ancora ci resta - quell'"Uccellino bianco" che gli ha dato vita: un romanzo strano, ricco, originalissimo, commovente e ironico, comico e drammatico, scritto in un linguaggio innovativo fino al paradosso, in cui le voci e le storie del bambino e dell'adulto si cercano e si incontrano, si sfidano e si mescolano in una struttura narrativa anch'essa fluida ed eterogenea, che sembra voler scardinare dall'interno la forma "adulta" del romanzo realistico ottocentesco per far posto alle forme e alle parole del gioco, dell'improvvisazione e della fantasia. Un "mondo di mezzo", la cui cifra è quella di una doppia voce che lo attraversa e lo racconta: tra romanzo e fiaba, tra adulti e bambini, tra male e bene, riso e pianto, sogni e risvegli. E tra la vita e la morte, come i "bambini perduti" che Peter Pan porterà con sé nell'Isola che non c'è. Con un contributo di Beatrice Masini.