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Giovan Girolamo Savoldo. Pittura e cultura religiosa nel primo Cinquecento. Ediz. a colori Frangi Francesco - Silvana, 2023 - Biblioteca D'arte
Nato a Brescia, ma attivo soprattutto a Venezia, Giovan Girolamo Savoldo (circa 1480 - post 1548) è stato uno dei pittori più misteriosi e affascinanti del suo tempo. Immerse in un'atmosfera incantata, le sue opere si distinguono per i raffinati studi chiaroscurali e le ambientazioni notturne, oltre che per il sincero naturalismo delle figure. Tutte peculiarità che contribuiscono a riconoscere nell'artista una fonte di ispirazione imprescindibile per la formazione di Caravaggio. Ma le creazioni di Savoldo presentano anche altri caratteri assolutamente originali, che risiedono in una singolare interpretazione dei soggetti religiosi. Lo testimoniano alcuni suoi dipinti in cui i committenti, invece di rimanere immobili ai margini della scena, diventano protagonisti accanto ai personaggi sacri e instaurano con loro un rapporto di sorprendente confidenza. Prendendo spunto da quelle immagini, il volume indaga l'ambiente culturale nel quale si giocò l'avventura di Savoldo, mettendo a fuoco gli orientamenti del pittore e dei collezionisti a lui fedeli. Si scopre così come le invenzioni dell'artista riverberino un sentimento diffuso nella religiosità di primo Cinquecento, che sollecitava i devoti a percepire gli avvenimenti della storia sacra come attuali e realmente presenti davanti ai loro occhi, al fine di sperimentare una più coinvolgente partecipazione a quei fatti. Un atteggiamento che si rivela un'imprevedibile chiave di lettura anche per le simili scelte iconografiche di altri grandi maestri attivi in Italia settentrionale negli anni di Savoldo, da Lorenzo Lotto a Tiziano, da Moretto a Giovan Battista Moroni.
Tiziano e la pittura del Cinquecento tra Venezia e Brescia. Catalogo della mostra (Brescia, 21 marzo-1 luglio 2018). Ediz. a colori Frangi Francesco - Silvana, 2018 - Arte
Tiziano realizzò due imprese di notevole prestigio per la città di Brescia. Negli anni della sua prima maturità, tra il 1520 e il 1522, il grande artista veneto dipinse lo spettacolare polittico commissionato dal vescovo Altobello Averoldi, tuttora conservato nella collegiata dei Santi Nazaro e Celso. Alla fase estrema della sua carriera risalgono invece le tre poderose tele con le "Allegorie" di Brescia destinate al salone del palazzo della Loggia, ultimate nel 1568 e andate distrutte in un incendio già nel 1575. Il rapporto tra Tiziano e la città lombarda fu tuttavia ben più sostanzioso e continuativo di quanto ci raccontano questi due episodi. L'intera storia pittorica del Cinquecento a Brescia si svolge, infatti, nel segno di un dialogo costante con il maestro cadorino, il cui linguaggio innovativo costituì un riferimento imprescindibile per i maggiori esponenti della scuola locale, da Savoldo a Romanino, a Moretto. Da questo confronto tra la tradizione coloristica veneziana e il naturalismo lombardo scaturì un capitolo tra i più affascinanti della cultura figurativa in Italia settentrionale.
L'ultimo Romanino. Ricerche sulle opere tarde del pittore bresciano. Catalogo della mostra (Brescia, 21 giugno-19 novembre 2006). Ediz. illustrata Frangi F. (Cur.) Stradiotti R. (Cur.) - Silvana, 2006
Di tutta la lunga carriera di Girolamo Romanino (Brescia, 1484/1487-1560), gli ultimi anni di attività, quelli che all'incirca dalla metà del Cinquecento conducono fino alla morte del pittore, costituiscono il capitolo certamente meno indagato e forse anche meno apprezzato. In realtà, anche questa stagione estrema della vicenda dell'artista lombardo appare animata da una vitalità e da un'energia inventiva davvero straordinarie, la cui inconfondibile impronta si coglie tanto negli spettacolari affreschi profani realizzati in palazzo Lechi e in palazzo Averoldi a Brescia, quanto nella poderosa e quasi inaudita invenzione compositiva della pala con la Vocazione di Pietro e Andrea, commissionata all'artista nel 1557 dai benedettini del convento di San Pietro a Modena. In anni in cui il colto e sofisticato linguaggio della Maniera si era ormai diffuso una parlata comune, alla quale non si poteva rinunciare, Girolamo seppe tenere fede, in quelle imprese, alle ragioni della propria vocazione di "irregolare", dando vita a opere di vigoroso realismo e di dirompente carica espressiva, che si pongono come un unicum nel contesto della pittura italiana contemporanea.