Libri di Piazza
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L'Orff-Schulwerk in Italia. Storia, esperienze e riflessioni Piazza G. (Cur.) - Edt, 2010 - Educazione Musicale
Appartiene alla sorte dell'Orff-Schulwerk il fatto di essere soggetto a interpretazioni e ad applicazioni pratiche assai dissimili tra loro. L'Orff-Institut di Salisburgo e l'Orff-Schulwerk Forum sono i primi a riconoscere che nel mondo le interpretazioni dell'opera didattica di Carl Orff sono innumerevoli. Interpretazioni dovute al fatto che l'Orff-Schulwerk non è, e non è mai stato, un "metodo" dotato di precisi contorni, prescrizioni, restrizioni e gradualità, quanto piuttosto una linea pedagogica che Orff per primo intendeva aperta a ulteriori evoluzioni e contributi. E proprio il non essere metodo ma linea pedagogica ha fatto sì che, accanto alle numerose semplificazioni o banalizzazioni, si sviluppassero interpretazioni estremamente ricche, aggiornate rispetto ai tempi, capaci di abbracciare le diverse realtà culturali nazionali. Tra queste la lunga e perdurante sperimentazione italiana, di cui questa raccolta di saggi curata da Giovanni Piazza vuole illustrare gli aspetti specifici e salienti, attraverso la testimonianza di alcuni dei suoi protagonisti.
Non si finisce mai d'impanare. Le più divertenti, sagge, stupide parole mai dette sulla maggiore ossessione contemporanea: il cibo Piazza Stefano - Edt, 2015 - Varia. Food
Cibo, cibo, cibo, ancora cibo. C'è chi non parla d'altro. Non fotografa altro. Non condivide altro. Chi passa il tempo in due soli modi: a mangiare e a discutere di mangiare (talvolta contemporaneamente). Chi in tv guarda gli chef, su internet cerca le ricette e commenta i ristoranti, in cucina fa disastri e capolavori, la sera, a cena fuori, mangia, immortala, posta, twitta. È bene? È male? È troppo? Chi lo sa. Il modo migliore per affrontare la questione, è riderci sopra. E scoprire che quella per il cibo è un'ossessione antica, condivisa da filosofi, artisti, scienziati, politici di tutte le epoche. Li trovate qui, riuniti per sorridere, riflettere, pensare: perché non si finisce mai d'impanare.