Libri di Ruggero Prandin
Bibliografia di Ruggero Prandin: tutti i libri in vendita online editi da Cierre Edizioni
La Magnifica Città e la mercatura della seta. Ascesa economica, grandezza e stagnazione di Vicenza nei secoli XVI e XVII Prandin Ruggero - Cierre Edizioni, 2015 -
Nel corso del secolo XVI la città di Vicenza conquista una ricchezza mai prima toccata. La sua crescita economica è il risultato del cambiamento intrapreso nel paradigma economico, che avviatosi nel corso del '400, si materializza nella progressiva espansione della manifattura della seta e nel corrispondente tramonto dell'industria laniera. La città mercantile al suo massimo apogeo esporta il suo prodotto nei principali centri serici italiani ed europei del tempo. Le città di Lione, Anversa, Amsterdam, Colonia, Augusta, Norimberga sono raggiunte dalle sue forniture. Al progresso cinquecentesco segue la stagnazione del XVII secolo, tuttavia Vicenza, pur nelle difficoltà innescate da una concorrenza accentuata, da una acuita fiscalità e da un proprio appannamento imprenditoriale, riesce ancora a conservare un distintivo profilo nel campo dei drappi serici, premessa di una successiva ripresa settecentesca. L'autore documenta le dinamiche sottese a tali processi economici, ne traccia i confini nel confronto tra la città, il governo della Serenissima e la potente Arte della seta, trasmettendo il fervore delle attività cittadine con l'esame dei principali mestieri urbani.
La magnifica città e la borghesia produttiva Prandin Ruggero - Cierre Edizioni, 2019 -
La magnifica città e la borghesia produttiva - Cierre edizioni
Fragilità della città. Clima, carestie, epidemie, guerre a Vicenza nel lungo secolo XVI Prandin Ruggero - Cierre Edizioni, 2026
Questo libro costituisce la continuazione dei due precendenti volumi che l'autore ha dato alle stampe nel 2015 (La Magnifica Città e la mercatura della seta) e nel 2019 (La Magnifica Città e la Borghesia produttiva), entrambi per Cierre edizioni, in cui sono trattate le vicende economiche di Vicenza dal secolo XVI al XVIII, periodo in cui la città si trovava sotto il dominio della Serenissima. In questa terza opera l'autore si focalizza sulle crisi economico-sociali che si abbatterono su Vicenza nel lungo secolo XVI. Il periodo si apre con l'istituzione del Monte di pietà nel 1486 e si chiude con la catastrofica peste dell'anno 1630. La città in questa epoca godette di un periodo di crescita economica, ma alzando l'oleografico velo "palladiano" non fu di certo una età dell'oro per la popolazione, e in particolare per i ceti meno abbienti. Crisi climatiche, carestie, guerre, epidemie e l'inflazione, quest'ultima documentata dall'aumento del prezzo del frumento, causarono frequenti crisi di sussistenza ai ceti più poveri. Le intemperie climatiche provocarono ondate di gelo intenso, che fecero ghiacciare la laguna di Venezia o l'Adige e seccarono le colture arboree, accaddero fenomeni piovosi assai intensi con il seguito di inondazioni, si verificarono momenti di bruschi cambiamenti di temperatura, che danneggiarono i raccolti e la bachicoltura. Negli ultimi due decenni del Cinquecento contribuì a questi eventi avversi pure l'esplosione di alcuni vulcani nell'emisfero australe. Le carestie ne furono la diretta conseguenza, apportando fame e morte per inedia ai miserabili della città e della campagna. La denutrizione, le turbe affamate dei poveri dirette alla città, l'affollamento, la scarsa igiene, le guerre o comunque la presenza degli eserciti, incubarono bacini socio-biologici di pestilenza. La peste del 1577 e quella più terribile dell'anno 1630 non furono le uniche piaghe morbose del lungo secolo, alla Storia documentata assurse la sifilide ed il tifo esantematico spesso accompagnò e seguì le annate carestose. Per contrastare queste terribili sofferenze individuali e comunitarie agirono le fraglie laiche e religiose, la Chiesa, il Comune e la Repubblica veneta, a sostegno delle frange deboli della popolazione in un'opera, che possiamo definire di Welfare. Utilizzando le risorse finanziarie del Monte di Pietà, i prestiti dei privati e talvolta quelli di Venezia il Comune divenne il perno primo e principale dell'aiuto ai poveri, ai monasteri e agli ospedali od ospizi con gli acquisti e la distribuzione dei cereali e la dispensa delle elemosine. L'erezione dell'ospedale dei mendicanti del 1575 fu il tentativo di dare un concreto rifugio ai miserabili, mentre una testimonianza della penetrazione durante il lungo secolo dell'assistenza nel tessuto sociale e della avvertita sensibilità alle condizioni della fascia fragile della popolazione si riscontra nelle vicende cinquecentesche della fraglia secreta di S. Girolamo, che si aprì dapprima alla cura dei sifilitici, poi degli orfani abbandonati e dal '90 si dedicò col nome di Pia Opera della Carità alla cura a domicilio dei poveri infermi della città.