Libri di Nevio Spadoni
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Tutto il teatro Spadoni Nevio - Il Ponte Vecchio, 2019 - Maschere. Teatro Della Romagna
"Il dialetto romagnolo di Spadoni si rivela una risorsa incomparabilmente più adeguata e duttile rispetto all'italiano letterario, scolarizzato in tutto il suo sistema espressivo. Ci sono cose che con l'italiano scritto non è più possibile fare. Una di queste è la ricerca d'una lingua plurale, abitata non da una sola voce (l'autore!), ma da tante voci sparse come echi del mondo" [dalla nota di Gianni Celati].
Poesie 1985-2017 Spadoni Nevio - Il Ponte Vecchio, 2017 - Alma Poesis. Poeti Della Romagna Contemp.
Sanno bene i lettori come la lingua del pieno ermetismo - diafana e stremata nella sua letterarietà - concorra a spiegare la nascita della grande poesia dialettale del secondo Novecento italiano, impegnata a recuperare la parola autentica, essa sì pura, perché non corrotta dalle retoriche dell'io e dell'assoluto. Un posto di particolare rilievo, nello svolgersi di questa ricerca, è largamente riconosciuto a Nevio Spadoni, forse oggi, nella pur fecondissima e viva poesia dialettale delle nostre province, il maggiore dei poeti viventi. Nella vastità dei temi che fervono ininterrotti nella sua poesia e nella sapienza d'arte del loro rivelarsi, un elemento che forse sopra ogni altro si impone è la natura intensa e mimetica della lingua: in essa, le parole battono con il ritmo dei sentimenti e con la forza delle idee, ne sono la mimési, ora aspre e dure, ora dolcissime all'improvviso aprirsi della tenerezza e dell'elegia. Passano così le attese e le angosce del vivere, la presenza infinita della morte, la tragica odiosità delle cattiverie umane, i sarcasmi, della cui forza Spadoni conosce impareggiabilmente le trame; ma anche passano gli idilli di mandolini dolcissimi e stanchi, le notti piene di voci, il caldo del mondo nel cuore quando la sera discende: insomma, le «parole come il miele» e quelle come spini che si aprono nella carne. Dunque, la tragedia e la commedia, qui rese in una lingua di invenzioni continue: una lingua antichissima, venuta dal lento ruminìo di centinaia di generazioni contadine, incardinate nel fondo della nostra anima; una lingua che ora si fa fresca, resa nuova per la virtù di uno dei più grandi poeti della nostra terrra [Roberto Casalini].