Libri di Max Dauthendey
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Gli otto volti del lago Biwa. Storie d'amore giapponesi Dauthendey Max Rovagnati G. (Cur.) - Mimesis, 2022 - Il Quadrifoglio Tedesco
Nella raccolta di racconti Gli otto volti del Lago Biwa - l'opera narrativa più nota di Max Dauthendey - lo scrittore bavarese riprende quasi alla lettera i titoli delle otto vedute del lago date dal noto artista Utagawa Hiroshige, uno dei più popolari maestri della xilografia nella tarda era Edo. Le immagini sono tutte relativa al Lago Biwa, cantato per la sua peculiare bellezza paesaggistica nelle diverse stagioni e ore del giorno. Come le immagini, anche i racconti prendono le mosse da illustrazioni di luoghi esistenti, per poi elevarsi a una dimensione fantasmagorica, affascinante e inquietante, che trasforma i luoghi in mero spunto per l'evocazione di persone sempre in bilico fra verità e suggestione onirica, protagonisti di decadenti storie d'amore e di morte.
Lingam. Dodici novelle asiatiche Dauthendey Max - Castelvecchi, 2026 - Le Vele
Con sguardo da pittore e sensibilità da poeta, tra il 1905 e il 1906, Max Dauthendey attraversa l'Oriente: Egitto, India, Birmania, Ceylon, Asia orientale. Ciò che vede non resta mai semplice paesaggio, diventa colore, visione, racconto. I protagonisti di queste storie - cortigiane, mercanti, ragazze in fuga, figure marginali e creature liminari - si muovono in una realtà dove il quotidiano scivola con naturalezza nel visionario. I luoghi, interiori prima che geografici, sono intensi, saturi, pervasi da una vitalità che coinvolge persone, animali, oggetti, e, insieme, attraversati da desiderio, violenza, estasi, morte, sopravvivenza. La presenza coloniale resta sullo sfondo, come una tensione silenziosa, mentre la scrittura si fa sempre più libera dal naturalismo e vicina a un espressionismo sensoriale, capace di fondere fiaba, mito e percezione immediata. Queste dodici novelle compongono un universo compatto e straniante, in cui il viaggio non conduce a una meta ma a una forma diversa di conoscenza. Un libro che restituisce l'Oriente non come esotismo da cartolina, ma come esperienza radicale della visione.