Lingam. Dodici novelle asiatiche - 9791256146055
Un libro
di
Max Dauthendey
edito da
Castelvecchi
, 2026
L'inchiostro si scioglie sulle pagine come il riverbero del sole equatoriale sulle cupole di templi dimenticati.
Max Dauthendey distilla dodici visioni d'Oriente colte tra il 1905 e il 1906, tracciando il cammino di figure marginali sospese tra la cruda realtà coloniale e l'abbaglio del mito.
Il crepuscolo scende su un bazar di Rangoon mentre le ombre si allungano tra mercanti inquieti e cortigiane in fuga lungo i vicoli polverosi.
Tutto è visione.
L’espressionismo sensoriale di Dauthendey trasforma ogni incontro in un frammento di pura astrazione, dove il desiderio si mescola al frastuono rituale di Ceylon e alla violenza sotterranea dei porti indiani. L'occhio dell'autore non registra mappe, ma scava nell'essenza di esistenze precarie che abitano una terra satura di colori ed estasi, una sorta di geografia dello spirito asiatico in cui gli oggetti comuni si animano di una vitalità aliena e perturbante. Questa sequenza di novelle dissolve i contorni del naturalismo, permettendo al quotidiano di scivolare con naturalezza verso l'ignoto, senza mai cercare una meta finale o una rassicurante comprensione delle distanze geografiche percorse dall'autore nel suo lungo errare solitario.
Un profumo di incenso acre si leva dai sentieri interrotti, segnando il confine tra la vita quotidiana e il mito che divora ogni sguardo.
Per chi è
✔ Lettori di narrativa di viaggio di inizio Novecento.
✔ Appassionati di letteratura espressionista e visioni esotiche.
Perché è diverso
L'opera rifiuta la rappresentazione cartolina del viaggio per privilegiare uno sguardo pittorico che fonde percezione immediata e allucinazione sensoriale. La struttura narrativa si svincola dai legami della logica consequenziale, preferendo una narrazione che evolve attraverso l'accumulo di immagini liminari piuttosto che tramite intrecci tradizionali.
Dettagli Bibliografici
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