Arethusa Libri
Libri pubblicati nella collana Arethusa con argomento Baudelaire Charles Francese
Da Sartre a Baudelaire Blin Georges Grasso G. (Cur.) - Solfanelli, 2016 - Arethusa
Il presente lavoro di Georges Blin, curato da Giuseppe Grasso, è l'intervento più importante pubblicato in risposta al Baudelaire di Sartre del 1946, un punto di riferimento imprescindibile per capire i termini di un confronto che ha fatto epoca e che appartiene alla storiografia letteraria del Novecento. L'autore vi s'interroga sull'opportunità di esprimere un giudizio morale su Baudelaire solo sulla base dei Journaux intimes. Se è vero che il Baudelaire di Sartre nasce come introduzione a una raccolta di pensieri autobiografici, i giudizi del filosofo restano viziati dal ritratto che vuole imporre a priori all'autore delle Fleurs du Mal. Il libro, utilizzando il metodo della "psicoanalisi esistenziale" che chiama in causa la "scelta originaria" di Baudelaire, finisce per svilire l'uomo visto da sempre come il prototipo del "poeta maledetto". Quella di Sartre, spiega l'autore, è una "requisitoria abusiva" in cui il filosofo indossa i panni dell'"inquisitore" più che dell'"indagatore", interessato soprattutto a sostenere le proprie tesi faziose, a verificare le categorie ontologiche dell'esistenzialismo più che a ricercare nell'intimo l'autobiografia dolorosa del poeta.
I fiori del male e il sublime Auerbach Erich - Solfanelli, 2017 - Arethusa
Nel cuore del Novecento, superando ogni remora e obiezione, Erich Auerbach segna un passaggio obbligato nella critica baudelairiana. Egli vede nell'autore dei "Fiori del male" il primo poeta che dà espressione stilistica a soggetti di per sé bassi e foschi. Il significato storico della sua raccolta lirica è per lui incontestabile perché la figura umana che in essa affiora non è meno indicativa del trasformarsi della tradizione europea di quanto lo sia il personaggio di Karamazov. Nello storico saggio su Baudelaire del 1951, che presentiamo qui come libro a sé con la presentazione di Francesco Muzzioli, il filologo tedesco mostra che il grande poeta, partendo da elementi "realistici", crea un nuovo tipo di sublime dal valore "simbolico". Nella sua analisi egli mette in valore due idee antitetiche: da un lato, l'opposizione fra il realismo e il simbolismo; dall'altro, l'opposizione fra il sublime dello stile e l'abiezione dell'argomento trattato. Fedele al metodo della campionatura, già sperimentato in Mimesis, Auerbach inizia subito, senza preamboli, con un testo campione.
Il sadismo di Baudelaire Blin Georges - Solfanelli, 2017 - Arethusa
Per penetrare in queste dense pagine, arricchite dalla Presentazione di Jérôme Thélot, bisogna apprezzare la voce singolare di cui era dotato Georges Blin: una nitidezza un po' fiera nella padronanza della forma, un'altezzosità asciutta ma distinta, una compostezza severa. Il saggio principale del volume spiega la tesi indicata dal titolo. Esiste effettivamente un «Sadismo di Baudelaire», una corrispondenza di vedute e di esperienze fantasmatiche, a proposito del desiderio erotico, fra il poeta e il romanziere. Combinando antropologia e psicoanalisi, l'autore svolge una tematizzazione articolata del sadismo baudelairiano, esaminato alla luce dei lavori degli specialisti più accreditati dell'epoca, da Freud a Havelock Ellis, da Krafft-Ebing a Klossowski, ritrovando fra i due autori alcune identiche attestazioni di una stessa relazione col carnale - fatta di crudeltà, di godimento sacrificale e di cosificazione dell'altro - che dimostrano la fondatezza dell'accostamento istituito. Il critico si sofferma poi, in un dialogo mai interrotto col pensiero di Sartre, sull'ontologia di ognuno dei due. Se il «sadismo del marchese de Sade tende a servire e a magnificare la natura», quello di Baudelaire «mira a correggerla e a soffocarla». Georges Blin distingue il «positivismo» naturalista del primo dallo «spiritualismo» del secondo, che trova nell'eredità di Agostino e di Pascal una morale gravata dalla colpevolezza, a indicare che siamo lontani dall'autore di Justine e sulle terre del conte de Maistre. I due saggi posti alla fine, L'impurità del nido e Note per un'erotica del riso, proseguono quella conoscenza di sé alla cui ricerca Georges Blin si era dedicato fin da giovane. Sono due riprove delle sue capacità ermeneutiche e soprattutto della sua arte nella trasfigurazione letteraria. Il pensatore vi affronta il lato più oscuro delle nostre mozioni segrete, le tentazioni dell'«impurità» e dell'«eroticità», sottomettendo i sentimenti più sfuggenti a un controllo rigoroso e sempre vigile.