Eterotopie Libri
Libri pubblicati nella collana Eterotopie Colonialismo e imperialismo
Prossime uscite della collana Eterotopie
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791222333311 L'estetico e il noetico. Nuove sinergie tra corpo, video e nuovi media
- 9791222332567 Oltre il calcolo. Le basi epistemiche del Liceo Matematico
- 9791222332260 Il popolo martire dei nostri tempi. Scritti e interventi sulla questione palestinese, la rivoluzione anticoloniale, l'imperialismo
- 9791222332024 Pedagogia e letteratura. Percorsi educativi dagli epitafi greci a David Foster Wallace
- 9791222332017 Pestilenze. Come virus e batteri hanno influenzato la storia della medicina e delle civiltà
- 9791222329437 Perchè la guerra e non la rivoluzione?
- 9791222329369 La legislatura populista
- 9788857567594 Salvador Dalì e la televisione liquida
Gastrofascismo e impero. Il cibo nell'Africa orientale italiana, 1935-1941 Cinotto Simone - Mimesis, 2023 - Eterotopie
Con l'invasione dell'Etiopia nel 1935-1936, il progetto autarchico fascista di trasformare la nuova preda coloniale in un Impero del Cibo entrò nella fase operativa. Mussolini e i suoi esperti politici, agronomi e genetisti puntavano al trasferimento dall'Italia in Africa Orientale Italiana (AOI) di masse di coloni, a trasportarvi le più moderne tecnologie agroalimentari, a estrarre le ricchezze di una terra fertile e scarsamente coltivata, e a fornire alla madrepatria e ai mercati globali tanto grani ricchi di calorie quanto prodotti "esotici" quali le banane della Somalia e il pregiato caffè abissino. La costruzione di un'ambiziosa, capillare rete stradale fallì nell'obiettivo di trasportare in Etiopia milioni di contadini italiani e di trasferire fuori da essa le copiose merci alimentari previste dal piano fascista; tuttavia servì a recapitare tonnellate di cibo importato dall'Italia ai coloni delle città africane e degli avamposti militari dove si erano concentrati. L'attacco al sistema alimentare coloniale italiano diventò uno degli obbiettivi strategici della Resistenza etiope. Per tutta la durata dell'occupazione il razzismo istituzionalizzato fascista, che metteva fuori legge le relazioni di tipo domestico-coniugale tra italiani e etiopi e separava per colore gli spazi pubblici come i caffè e i ristoranti, limitò gli scambi alimentari e le ibridazioni culinarie ai margini degli spazi coloniali e alle intersezioni delle gabbie create dalla segregazione razziale. Tuttavia, il cibo italo-etiopico dell'Impero viaggiò moltissimo nell'immaginario, diventando un tema ricorrente nella pubblicità e in molti altri media - dai ricettari, ai film, ai documentari, alle guide turistiche - e facendosi strumento privilegiato della rappresentazione di corpi e paesaggi africani.
Così si è fatto il Brasile. Tre secoli d invasioni, guerre, rivolte e altre calamità nel periodo coloniale, dalla scoperta fino all'indipendenza dal Portogallo Vieira Pedro Almeida Ambrosini F. (Cur.) - Mimesis, 2019 - Eterotopie
Un minuscolo Stato marinaro ai margini dell'Europa, il regno del Portogallo, nel 1500 aveva "scoperto" e fatto suo un enorme territorio sulle coste meridionali del continente americano. I nuovi arrivati portoghesi fecero strage di indigeni, ma in parte si mescolarono con loro. Per disporre di forza lavoro, deportarono dall'Africa intere popolazioni in schiavitù che gradualmente, tra grandi sofferenze, si amalgamarono con altri abitanti. Per diffondere la parola del Dio dei cristiani, fecero giungere dall'Europa i gesuiti che penetrarono nelle zone più recondite. Con l'intento di stabilirsi in quelle terre, crearono insediamenti e coltivazioni, vagarono per il sertão, navigarono su fiumi che sembravano mari, combatterono infinite battaglie anche contro pirati francesi, invasori olandesi, coloni ispanici, come loro assetati di conquista. La corsa allo sfruttamento delle miniere e i conflitti sociali lasceranno il segno e infine nascerà uno Stato indipendente, smisurato e pieno di risorse, che all'inizio dell'Ottocento inizierà il suo percorso autonomo dalla madrepatria, per diventare un protagonista sulla scena mondiale.
Schiavi e trafficanti attraverso l'Atlantico. I negrieri portoghesi dal XV al XIX secolo Caldeira Arlindo Manuel Ambrosini F. (Cur.) - Mimesis, 2020 - Eterotopie
È l'anno 1444, una flotta di sei caravelle giunge nell'Algarve e sbarca 235 persone in catene, fra uomini, donne e bambini. Tutti accorrono, incuriositi e anche impressionati, per assistere a uno dei primi atti del traffico di schiavi dall'Africa, inaugurato dai portoghesi. Poi si aggiungeranno altre nazioni coloniali, in una vera e propria deportazione, basata anche su un preesistente commercio interno africano, che riguarderà più di dodici milioni di individui, privati della dignità oltre che della libertà. Responsabili di questo crimine, per quattro secoli, sono mercanti, funzionari dello Stato, fazendeiros, uomini di mare, insieme con gruppi di potere locali e ordini religiosi. Schiavi e trafficanti attraverso l'Atlantico si avvale dei documenti dell'epoca per tracciare un ritratto vivido ed efficace del commercio di schiavi verso l'Europa e l'America fin dal suo inizio, con particolare riferimento ai trafficanti portoghesi, seppur con una visione più ampia, che abbraccia tre continenti. Vengono delineate le prime missioni dei navigatori, le disumane traversate nel deserto e sull'oceano delle persone "acquistate", le vicende di chi ne traeva vantaggio. Risaltano il coinvolgimento di regni africani ormai scomparsi e il dibattito nel corso dei secoli sulla "moralità" della schiavitù, insieme all'accanimento degli ultimi negrieri dopo la formale abolizione della tratta, a lungo rimasta sulla carta. L'approfondita e rigorosa ricerca compiuta da Arlindo Manuel Caldeira riporta alla memoria una antica tragedia di marca europea, che in parte si rinnova nella storia dell'umanità.