Saggi Sociali Libri
Libri pubblicati nella collana Saggi Sociali di Genere Scienze Sociali
La mediazione umanistica. Un altro sguardo sull'avvenire: dalla violenza alla pace Morineau Jacqueline - Erickson, 2018 - Saggi Sociali
Perché l'uomo cerca la felicità e crea tante volte il caos e la sofferenza? Come uscire dal conflitto e ritrovare la pace? In questo lavoro molto personale, Jacqueline Morineau ritorna alle fonti storiche, culturali e spirituali della mediazione umanistica che ha sviluppato, praticato e insegnato per più di trent'anni, dapprima in Francia e poi in altri Paesi, in ambito giudiziario, educativo, sociale e internazionale. La mediazione accoglie il disordine e presenta una proposta paradossale: incontrare ciò che ha ferito, quel male che turba. Nell'incontro diretto delle persone «separate» dal conflitto offre l'opportunità di trasformare la perdita della relazione e la disperazione in un nuovo sguardo sul futuro, in un cammino di pace e armonia. Imparare ad ascoltarsi e a riconoscersi apre a un incontro di verità con se stesso e con l'Altro. L'energia distruttiva può allora diventare opportunità di nascita e rinascita, di metànoia e con-versione.
Le sorgenti del male Bauman Zygmunt Park Y. (Cur.) Mazzeo R. (Cur.) - Erickson, 2013 - Saggi Sociali
Che cos'è il male oggi? In che modo si può dire che le sue manifestazioni, le sue spinte, le sue modalità di aggredire il tessuto del mondo e delle persone che lo abitano si siano modificate? Zygmunt Bauman, uno dei più grandi pensatori viventi, già nel 1989, con "Modernità e olocausto", aveva riletto le atrocità del Terzo Reich sovvertendo l'opinione comune che si fosse trattato di un "incidente" della Storia e dimostrando che invece la "società dei giardinieri" illuministi (bene attenti a estirpare le "erbacce") aveva raggiunto con l'olocausto il suo risultato più esemplare. In questo libro Bauman compie un ulteriore decisivo passo avanti nell'identificazione del "male" ai giorni nostri. E lo fa con una ricognizione delle tesi fallaci che si erano affermate nel Novecento (dalla "personalità autoritaria" di Adorno alla "banalità del male" di Hannah Arendt) per mostrare poi, in un corpo a corpo con le opere di Jonathan Littell e di Günther Anders, che la presa di distanza dagli esiti dei nostri atti distruttivi (resa non solo possibile, ma obbligata, dalle mirabilia tecnologiche e dalla costrizione "diversamente morale" a non sprecare armi la cui produzione ha richiesto quantità esorbitanti di denaro) contribuisce a erodere la nostra sensibilità già gravemente indebolita, malcerta, afona.