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Libri editi da Abe con argomento Maria D Ungheria BIOGRAFIE E STORIE VERE
Maria d'Ungheria: Maria degli Arpád-Házi, donna regina e le chiese napoletane del Trecento. Vol. 2: La tragedia di «donna regina», una madre nella crisi del Trecento Cuttrera Sabato - Abe, 2025 - Le Regine Di Napoli
In questa seconda parte dedicata alla Regina Maria d'Ungheria si affronta fin da subito la fine di un sogno, quello reale, e l'inizio della decadenza, quella inaspettata. È la casualità delle cose che manda a monte il progetto degli Angioini sui troni d'Europa, l'evoluzione rinascimentale, per tornare alla radice religiosa, ma dei fraticelli del Trecento. È così che la Regina diventa vedova di Carlo II, e da subito sirocchia, cedendo il posto alla nuora, Sancia di Maiorca, sposa dell'erede Re Roberto, sempre più indebolito dalle infiltrazioni dei Catalani in tutto il reame. Preoccupazioni e piaghe si moltiplicano e la morte del bellissimo figlio Piero, perito nella storica Battaglia di Montecatini, segna l'inizio della fine di un sogno prestigioso. È il dolore che prende il sopravvento sulla politica di espansione, quello che trascina la stessa famiglia reale nel vortice aragonese e alla fine getta le armi per un riavvicinamento dei congiunti, vicini e lontani, e dell'Isola di Sicilia, a cui spetta il trono palermitano di Sicilia Citra. Cronisti e storici afferrano al volo il personaggio e la Regina, da sciamana, diventa quasi monaca: ora costruisce chiese latine, fonda conventi di monache, favorisce ordini religiosi diversi. E i diari lasciano il posto alla forma letteraria, affinché a brillare sia la tragedia, il canto greco degli anni giovanili, il lamento per la morte del bellissimo Piero che diventa costruzione, studio, poesia. La Regina è nuda, piange e si dispera, poi di scatto si riprende e costruisce chiese, favorisce i francescani e le donne monache. Lascia per se stessa soltanto un angolo nella chiesa di Donna Regina, dove innalzare il suo sepolcro, unico trofeo dell'invincibile battaglia contro la morte. Il suo testamento, come quello del fu marito a favore di Re Roberto, è l'albero della vita: dona tutto a tutti ancora in vita, dalle principesse ai servi: anelli e collane di perle, terre ricche e paludi sconosciute diventano il suo orgoglio testamentale. L'incontro con i parenti-nemici siciliani, l'invocazione alla pace, la restituzione del Patrimonio di S.Pietro al Papa fanno da cornice a una scuola religiosa che si impone sulla scena e frena il pre-Rinascimento, schierando dalla sua parte una miriade di chiese che dettano legge al popolo. Il bisogno del potere, che la portò a essere genitrice di 14 figli, si tramuta nell'amore di genitrice di tanti figli, nati chi alla corte di Nocera a S.Giovanni, chi a Rocca Baio di Partenope. È una storia di santi e di principi, di dame e cavalieri: la vera eredità quando il lutto prende il sopravvento. È il viaggio infinito della lunga vita reale di «Donna Regina»: Maria è la mamma di tutti i Napoletani, dei Pugliesi e degli Ungheresi che la generarono, ma anche dei Siciliani. Il Vespro, la setta dei Flagellanti che penetra a Palazzo, le reliquie del figlio che diventa Santo a Marsiglia, l'educazione di corte impartita ai nipoti e ai principi di mezza Italia si sgretolano, nelle ultime pagine di questa pimpante biografia regale. Obiettivo finale della Regina di Napoli è lasciare ai vivi chiese-scuola per insegnare ai paggi che esiste un mondo diverso da quello del lusso: la preghiera. Da qui la necessità di assicurare un futuro ai Templari, a S.Maria Egiziaca, alla Maddalena, alla Casa dell'Annunziata AGP, e a San Martino. Ecco l'ultima ambizione di una sovrana. Arturo Bascetta
Maria d'Ungheria: Maria degli àrpàd-hàzi, la cumana di Budapest e Re Carlo II «lo Zoppo». Vol. 1 Bascetta Arturo Cuttrera Sabato - Abe, 2022 - Le Regine Di Napoli
Spesso la storia è andata diversamente da come ce l'hanno raccontata. Anche la Regina Maria, da sciamana a fondatrice di chiese latine, ebbe una vita tribolata, con 9 maschi da incoronare e qualche femmina da cedere ai regni avversari. Bastò seguire l'esempio del marito, Carlo II lo Zoppo, e presto i giovani principi, nati nella corte di Nocera, avrebbero avuto un sogno da realizzare, come quello del suo matrimonio, cominciato a 14 anni e continuato nel Palazzo reale di Napoli. Fra baby-regnanti e dolci principesse da far sposare ai Catalani, nacquero così due partiti diversi, che saranno poi la spina nel fianco del reame angioino negli anni a venire: quello ungherese e quello aragonese. Perfino la morte dei primi figli fu occasione di scambio politico per il marito, che costrinse Ludovico Duca di Durazzo a ritirarsi dall'eredità ungherese, in cambio di un posto in paradiso. Anzi, dopo la sua dipartita, meritò anche l'appellativo di san Luigi, favorito dai provenzali, per aver lasciato il posto di Re a Roberto e alla bella Sancia. Le vicende storiche, trattate in questa prima parte della storia della Regina di Buda, furono molteplici e la Maria quasi non ebbe tempo per stare dietro a tutti, divenendo vicaria del regno, ora attenta alle vicende provenzali, ora a quelle siciliane, conclusesi con svariati matrimoni di interesse, avendo a disposizione la mano di altre figlie femmine, con le quali recuperò perfino Ischia, Procida e Capri. L'incoronazione avvenuta a Rieti, la vita di corte e l'eredità ungherese, fanno di questa donna una sovrana piena di vita, ma tutta dedita alla religione, nella speranza di poter creare un futuro anche al Regno d'Ungheria. La morte del Re, le donazioni e il rilancio forzato, quasi spocchioso, della tradizione arpadiana, riportano Maria alle origini cumane e la spingono, a metà della sua lunga vita, a dedicarsi alla fondazione di molti monasteri napoletani, seguita a ruota dalla giovane Sancia, trascurata dal figliolo, sempre impegnato con troppe cortigiane. Il più grande successo di Maria, in questa prima parte della sua vita, fu sicuramente l'idea, sicuramente al femminile, di unire le forze di tutte le donne partorite, ormai regine di tanti regni, e convincere i mariti che la pace è sempre meglio della guerra. Solo così, d'accordo il Papa, si pose fine al secolare «Vespro» e la Sicilia tornò agli Angioini, gettando le basi al futuro trono del Regno di Napoli, che però nascerà solo con la Regina Giovanna II, nel 1348, nell'aula di s.Chiara che la bisnonna volle costruire.