Effata Editrice Libri
Libri editi da Effata Editrice con argomento Perdono SCIENZE UMANE
Perdono... per dono. Quale risorsa per la società e la famiglia Di Nicola Giulia Paola Danese Attilio - Effatà Editrice, 2009 - Scienze Del Matrimonio
"Il perdono è l'unica scelta coraggiosa in grado di ravvivare una relazione umana compromessa dall'offesa e dall'umiliazione, capace di riunire una famiglia al di là della povertà quotidiana, di ridare speranza alla condizione del fallimento e del peccato. In queste pagine gli Autori si rivolgono in modo privilegiato all'esperienza della famiglia, perché è in essa che si impara l'alfabeto della comunicazione; e la vita della famiglia - cantiere quotidiano di santità - diventa scuola permanente di perdono. Ma dalla famiglia lo sguardo si allarga a tutti i rapporti sociali, alle società intere, alle relazioni tra i popoli e gli Stati. Potremmo dire che una famiglia che vive l'esperienza del perdono contribuisce in modo efficace a rinnovare il mondo e a costruire la civiltà dell'amore." (dalla Presentazione di Mons. Sergio Nicolli)
Il perdono è un bel guadagno. Un cammino semplice verso la riconciliazione Testa Gianfranco - Effatà Editrice, 2015 - Il Respiro Dell'anima
Oggi il tema del perdono non interessa solo l'ambito specificamente religioso, ma anche quello psicologico, sociale, umano. Esso è infatti un mezzo efficace per curare le ferite del passato e per affrontare con coraggio le difficoltà del futuro. Il perdono è soprattutto una liberazione interiore da quanto ci tiene schiavi della nostra negatività, quella che ci costruiamo e quella che gli altri ci impongono con le loro offese. Perdonare significa quindi rompere il circolo vizioso che ci porterebbe a rispondere al male con il male, all'offesa con l'offesa, creando così una catena infinita di sofferenze. Grazie al perdono possiamo finalmente sentirci liberi di immaginare e costruire il nostro domani. "Il servizio che le religioni possono dare per la pace e contro il terrorismo consiste proprio nella pedagogia del perdono." (Giovanni Paolo II)