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Libri editi da Il Prato con argomento Giorgione Arte rinascimentale
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- 9788894617801 Giorgione. Il Fregio. Ediz. italiana e inglese
Giorgione e la «Laura di Vienna»: allegorie, significati, riflessi autobiografici Soragni Ugo - Il Prato, 2022
La Laura del Kunsthistorisches Museum di Vienna è una delle poche opere assegnate a Giorgione senza incertezze critiche di rilievo. L'unanimità attributiva, consolidatasi dopo il verdetto favorevole di Roberto Longhi (1927), ha trovato sostegno nell'iscrizione esistente sul verso della tavola, la quale, decifrata per la prima volta nel 1908, chiama in causa il giovane maestro, indicando la data di esecuzione del ritratto e il prenome del suo committente. A dispetto di tale fortunata testimonianza gli studiosi si sono divisi ben presto sull'identità della protagonista. Le diverse interpretazioni hanno oscillato tra il riconoscimento nella fanciulla - la quale cela le proprie nudità tra le pieghe di un indumento scarlatto di foggia maschile foderato di pelliccia - di una giovanissima cortigiana o, all'opposto, di una sposa virtuosa. In questo secondo caso il dipinto coinciderebbe con il relitto di un dittico o di un doppio ritratto nuziale in cui si sarebbero fronteggiate le fattezze del misterioso "messer Giacomo" e quelle della sua consorte. La maggior parte degli scandagli esegetici volti ad individuare la destinazione e il significato del dipinto ha condotto a risultati piuttosto deludenti, complici la scarsa attenzione alle manomissioni subite dall'opera nel corso dei secoli e l'incapacità di coglierne le implicazioni allegoriche e i legami con la poesia e la musica, a tutto favore d'una lettura ingenuamente "realistica". Al contrario, come suggerito dal presente studio, disponiamo di indizi sufficienti a ritenere d'essere al cospetto d'una figura femminile eletta ad emblema delle arti, in grado di veicolare, sotto le apparenze di una giovane popolana, contenuti spiritualmente trascendenti. Nella donna, in cui è possibile riconoscere la stessa modella della Tempesta, Giorgione avrebbe trasferito la summa delle proprie tensioni ed aspirazioni artistiche, elevandola ad espressione della propria poetica, già colta nei suoi tratti spiccatamente autobiografici oltre un secolo fa da Lionello Venturi (1913). Riteniamo che in tale processo di immedesimazione il maestro veneto abbia attinto a quelle espressioni liriche medievali - realistiche e giocose - che, appoggiandosi spesso a brani strumentali, si distanziano nettamente dallo Stilnovo, concorrendo a strutturare un linguaggio destinato a trovare espressione - due secoli più tardi - nella frottola (o villotta, villanella o strambotto). Le logiche significanti alle quali Giorgione ricorre nella costruzione delle proprie opere sembrano trovare corrispondenza nella struttura di tali componimenti, nei quali l'enumerazione stringente ed apparentemente caotica di espressioni compendiose, intessuta saldamente con l'universo dei proverbi, dei giochi di parole e dei motti, è stata ritenuta - a partire da Pietro Bembo - indizio della latitanza di un loro senso compiuto.
Costruzioni prospettiche, modelli iconografici, intenzionalità narrative: originalità e derivazioni nella Pala di Castelfranco di Giorgione Soragni Ugo - Il Prato, 2017
Le caratteristiche più originali della Pala di Castelfranco risiedono nella sua impaginazione prospetticamente sfuggente, nell'innalzamento della posizione della Vergine, nell'apertura paesaggistica tendenzialmente illimitata del fondale, nella riduzione al minimo del numero dei personaggi. Il presente studio indaga i motivi che avrebbero indotto Giorgione, sempre attento a soppesare qualunque dettaglio delle sue opere, a compiere tali scelte compositive, in gran parte percettivamente ingannevoli, e ad introdurre nella grande tavola elementi architettonici e particolari in grado di catturare l'interesse degli uomini del suo tempo, rivelandone il significato unicamente a coloro che fossero stati in grado di decifrare il proprio ermetico codice comunicativo. Emergono così alcuni dei contenuti racchiusi ed occultati abilmente nella grande tavola, ispirati in gran parte a fatti di storia e di cronaca di stringente attualità. Tra questi spiccano precisi rimandi alle persecuzioni ebraiche innescate dall'accusa di commissione di infanticidi rituali: eventi cruenti e sanguinosi che, a partire dalla fine del XV secolo, suscitano l'interesse dell'artista, scuotendone la coscienza e la sensibilità.