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- 9791256155712 Il disaccordo
L'impronta di ciò che è umano. Saggi di filosofia Gatti Roberto - Plus, 2006 - Methexis
La secolarizzazione, che spiega il mondo moderno con l'esito della mondanizzazione di posizioni originariamente cristiane, sembra un'idea usurata. Un pensatore come Pascal, con il suo giansenismo può però essere interpretato come il latore di una questione radicale per l'intera filosofia moderna. Infatti quest'ultima è segnata dal venir meno dello sfondo metafisico fornito, sia nella linea agostiniana sia in quella tomista, dall'ontologia della partecipatio. Ne risulta un "acosmismo antropologico", che per Hans Jonas è il fattore che consente di collegare, nel segno del "nichilismo", la situazione spirituale e culturale entro la quale opera Pascal con quella che vede la nascita e lo sviluppo dell'esistenzialismo, esaminato attraverso la riflessione di Albert Camus. Stando così le cose, in che modo è possibile riguadagnare un fondamento e una giustificazione del Bene? In che rapporto si pone questa nuova giustificazione con un tema cruciale come quello dell'identità del soggetto, della natura del legame intersoggettivo, della costituzione stessa dell'ordine politico? Sono questi gli argomenti centrali del libro, nella trattazione dei quali il riferimento ai testi classici della filosofia si intreccia con il ricorso a generi di scrittura, come l'autobiografia (Agostino e Rousseau), che si dimostrano riferimenti preziosi anche per la riflessione politica.
Una malattia europea. Il «nuovo discorso coloniale» francese e i suoi critici Costantini Dino - Plus, 2006 - Didattica E Ricerca
L'Europa ama descriversi come la culla della civiltà, il faro della modernità e del progresso, la patria della democrazia e dei diritti umani. Una simile autorappresentazione regge solo relegando nell'oblio la storia coloniale, cui è assegnato un ruolo del tutto marginale nella costruzione dell'identità politica europea e occidentale. Come mostra il caso francese su cui si concentra questo libro, c'è un rapporto ambiguo, sin dall'epoca della Rivoluzione, tra la teoria dei diritti umani e l'arbitrio coloniale. Il colonialismo europeo non solo ha regolarmente disatteso i principi democratici e umanitari, ma li ha trasformati in uno strumento al servizio della giustificazione della dominazione, come mostra l'analisi del discorso coloniale dell'epoca dell'apogeo dell'Impero. L'uso strumentale che il colonialismo ha fatto dell'universalismo spiega perché, come afferma Frantz Fanon, "quando un colonizzato sente un discorso sulla cultura occidentale, tira fuori il suo machete o per lo meno si assicura che sia a portata di mano". Il ripresentarsi nella nostra attualità politica di molti argomenti tipici del discorso coloniale, rende la rilettura della critica postcoloniale un antidoto per una patologia dalla quale l'Europa non si è mai completamente liberata. La contestazione della riduzione dell'umano all'europeo operata da Aimé Césaire, Albert Memmi e Frantz Fanon, potrebbe contribuire alla costruzione di un universalismo postrazziale.