Libri sui terremoti
Manuali di sismologia, ingegneria antisismica e guide al rischio sismico in Italia
Paesaggio con rovine. Irpinia: un terremoto infinito Picone Generoso - Mondadori, 2020 - Strade Blu
Irpinia. 23 novembre 1980. La terra trema. La catastrofe. Le rovine. L'immagine di Conza della Campania dopo il terremoto torna sui giornali dopo il 24 agosto 2016: lo scatto in bianco e nero di allora torna a dire che, anche ad Amatrice, la storia si ripete. Nonostante i progressi annunciati, le prevenzioni intimate, le lezioni impartite. È da qui che comincia il racconto di "Paesaggio con rovine". Generoso Picone, giornalista e scrittore, indaga, esattamente quarant'anni dopo, nel groviglio di quel che resta, intercetta continuità e buchi neri, restituisce e aggiorna una vicenda che è specchio del Mezzogiorno e dell'Italia tutta. L'Irpinia povera e marginale di allora oggi è un luogo spopolato, abbandonato, irrilevante. Da una frattura all'altra, come se niente intanto fosse accaduto. E invece molto è accaduto. E una verità ci deve pur essere tra queste rovine. Picone si rende conto che per quarant'anni in ogni libro letto, documento, riferimento, e in ogni nuova catastrofe, ha cercato di rispondere alle domande scaturite il 23 novembre 1980. La verità, perseguita con vigile ossessione, non è appaltata esclusivamente ai verdetti giudiziari o appesa all'intricato catalogo di accuse e polemiche su ritardi, inadempienze, sfruttamenti, convenienze, ruberie e cinismo: il racconto di Picone chiede materiali non usurati, chiede una "ricostruzione" che ripercorre le imprese di chi da tanta tragedia ha tratto profitto, di chi ha speculato sulle aspettative maturate, di chi continua a utilizzare questa terra come mezzo e non come fine.
Quando tornano le rondini. Friuli 1976: memorie di un terremoto Messetti Giada - Mondadori, 2026 - Strade Blu. Non Fiction
Alle nove di sera del 6 maggio 1976, a Gemona, la terra comincia a tremare. Mila è a pochi chilometri di distanza, ancora non sa che la sua cittadina è l'epicentro di un sisma di magnitudo 6,5 che in pochi secondi sconvolge il Friuli Venezia Giulia, distruggendo 17.000 edifici, devastando 900 chilometri quadrati di territorio e portandosi via 990 vite. Mila e la sua famiglia si salvano, ma la casa scompare in un attimo e, con essa, anche i nidi delle rondini, che a lungo non faranno ritorno. Per anni Mila vive in una baracca costruita per gli sfollati. Abita lì quando incontra Augusto, giovane volontario del servizio civile venuto per aiutare nella ricostruzione, e se ne innamora. E abita ancora lì quando nasce Giada. "Figlia del terremoto", Giada Messetti non ha mai avuto il coraggio di riaprire quel cassetto della memoria. Fino a ora. A cinquant'anni dal sisma che ha ferito a morte il Friuli, decide di tornare alle origini e intrecciare i suoi ricordi con quelli di chi il terremoto lo ha vissuto in prima persona. Ne nasce il racconto di una devastazione, ma anche di una rinascita possibile. Perché al terremoto è seguito il «momento della scelta», la scelta di rialzarsi e di guardare avanti, ma soprattutto la scelta di farlo insieme, in un patto solidale che ha coinvolto istituzioni e cittadini. Se quello che è passato alla storia come "modello Friuli" ha funzionato, è stato perché tutti hanno risposto alla chiamata, dando vita a una mobilitazione potente e orchestrata con intelligenza, il primo e purtroppo unico esempio italiano di ricostruzione riuscita. I testimoni di quella tragedia non smettono di ripetere che c'è una vita prima del terremoto e una vita dopo. Di ciò che è successo durante, anche i ricordi sembrano macerie scomposte: il boato, il buio, lo smarrimento, la paura, la polvere ovunque. Restano però alcuni oggetti, che a dispetto del tempo e della confusione continuano a rappresentare un momento, un'emozione, una persona cara che non c'è più. Giada Messetti li raccoglie per noi, per raccontarci una terra ferita, ma coraggiosa e caparbia, che ha saputo ripartire da zero. E ha visto, finalmente, le rondini tornare.