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Libri editi da Abe con argomento Alaimo Da Lentini

LIBRO   9788872976531

Alaimo da Lentini di Messina. L'anti-re dei Vespri. Eroe, traditore, sovrano parallelo Cuttrera Sabato   -  Abe, 2026  -  Donne Reali E Uomini D'arme

Alaimo, il generale di Messina dalla dubbia morale politica. Non esistono registri parrocchiali o di nascita per l'epoca. La prima comparsa di Alaimo è legata a un atto giudiziario di ribellione, e il primo documento sono le cronache della resistenza guelfa in Sicilia, con la sua partecipazione alla congiura del 1254 contro il re svevo Manfredi. La fonte è l'Historia Sicula di Bartolomeo di Neocastro, con l'atto della confisca dei beni e del successivo esilio che ne attesta l'alleanza con la fazione guelfa. Poi il buio e la ricomparsa, 15 anni dopo, per espletare mansioni al servizio della nuova Corona, sotto la Cancelleria Angioina, dal 1268, per oltre dieci anni. Con la caduta definitiva degli Svevi, Alaimo è diventato un alto funzionario burocratico di Carlo I d'Angiò. Questa fase è interamente coperta dai vecchi registri della cancelleria napoletana (ASNA) e il documento è proprio l'atto di nomina del 1271 che spiega come il Re lo nomini "consiliario e familiare regio". Nel medesimo Registro di Cancelleria di tre anni dopo, compare a settembre il Decreto di nomina a Giustiziere del Principato (di Salerno) e della Terra Beneventana. Nel Registro amministrativo del 1279 degli atti d'ufficio, si attesta il rientro di Alaimo a Messina con incarico alla Secrezia, quale funzionario delle gabelle. Il Vespro e il governo di Messina (1282) sono per lui la fase di rottura. Il nome di Alaimo passa dai documenti amministrativi agli atti di guerra e ai trattati diplomatici. Il verbale dell'assemblea cittadina di Messina dice che dopo la sconfitta del primo capitano Baldovino Mussone a Milazzo, quel 24 giugno, egli viene acclamato Capitano della Città. La fonte è Saba Malaspina, nella Rerum Sicularum Historia, da una parte; e Bartolomeo di Neocastro nell'Historia sicula dall'altra. I Registri Papali di Martino IV e la corrispondenza del legato Gherardo da Parma (estate 1282), conservati nell'Archivio Apostolico Vaticano (ASV, Reg. Vat. 41), conservano il carteggio diplomatico relativo alle trattative per sottoporre Messina a università comunale. Ma la nascente Communitas Siciliae sotto il protettorato e la giurisdizione diretta della Chiesa, vedrà le trattative fallire per l'intransigenza pontificia. E Alaimo cambia casacca, ancora una volta. I diplomi della Cancelleria Aragonese (1282-1284) parlano della sua sottomissione a Pietro III d'Aragona, allorquando diventa l'uomo più potente dell'isola. La documentazione qui è vastissima e conservata nel Codice diplomatico dei re aragonesi di Sicilia (curato da G. La Mantia), a far data dal 21 ottobre 1282 con il diploma regio (ACA, Cancillería, Reg. 46) di Re Pietro III che lo nomina Maestro Giustiziere a vita del Regno di Sicilia, ossia il magister militum dei popoli italici per l'amministrazione della giustizia durante la riconquista della nuova provincia che si va via via formando assorbendo la vecchia, ovvero il Generale Connestabile in abito di guerra. Quei diplomi di concessione feudale parlano dell'assegnazione ad Alaimo e alla moglie Macalda di Scaletta dei feudi e delle baronie di Buccheri, Palazzolo Acreide, Butera e Ficarra. Con la lettera patente di Pietro III, il Re, dovendo rientrare in Aragona, affida ufficialmente ad Alaimo la tutela della regina Costanza di Svevia e dei figli minori (Giacomo e Federico). Da qui emerge il suo imperio, che si manifesta chiaramente dall'atto di condanna di Gualtiero di Caltagirone, con la sentenza di morte, mandata da lui in esecuzione, registrata nei diplomi del La Mantia, il quale attesta la sua temporanea e totale fedeltà alla corona aragonese nel reprimere le rivolte interne. I documenti del sospetto tradimento e la fine improvvisa dell'alto funzionario sono registrati, nelle cronache iberiche e negli ordini di carcerazione della corona, con l'obbligo di imbarco coatto (19 novembre 1284), mandato con cui il vicario Giacomo d'Aragona impone ad Alaimo di ripartire con il pretesto di consultazion...

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