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Libri editi da Abe con argomento Isabella D Aragona

LIBRO   9788872970027

Isabella d'Aragona. La Duchessa di Bari a Pavia Russo Renato   -  Abe, 2020  -  Duchesse Di Milano

«Nacque Isabella l'anno dell'era cristiana 1470, ai 2 di ottobre. Ella, che già per parte di sua madre era prossima discendente dalla casa Sforza, s'innestò nuovamente alla medesima per il matrimonio contratto col cugino Giovan Galeazzo Sforza, Duca di Milano, onde sembra essere assistita da un doppio diritto per aver luogo nelle presenti Memorie. Potrebbe forse nascer dubbio a qualcuno, che possa ragionevolmente collocarsi tra le donne celebri per letteratura, poichè di lei non abbiamo opera alcuna compita, che possa meritargli il titolo illustre di letterata. Ma svanirà ben tosto un tal dubbio, se si avverte, che come tale è stata riconosciuta dai più gravi scrittori della storia letteraria della nostra Italia, dal Quadrio, dal Crescimbeni, dall'Argelati, che ella promosse moltissimo i studi dell'amena letteratura nella sua capitale Milano, come in appresso avremo occasione di osservare: che finalmente applicò assiduamente ai studi delle belle lettere per tutto il tempo della vita, oltre di che abbiamo di lei alla pubblica luce alcuni versi italiani stampati tra quelli di Bernardino Bellinzoni, come ne fa chiara testimonianza il poc'anzi citato Argelati».

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LIBRO   9788872971567

Isabella d'Aragona e Giovan Galeazzo Sforza: donna Sabella e l'eredità del duca Giovanni Bascetta Arturo   -  Abe, 2025  -  Donne Reali E Uomini D'arme

Il 1° febbraio 1489 la giovane e bella napoletana fu accolta nel castello milanese e si celebrò il matrimonio. I festeggiamenti pomposi erano questa volta uno scherno: ed Isabella si trovò infelice dove avrebbe avuto il diritto d'essere rispettata ed amata. Il Moro quando cominciò a sospettare che Isabella fosse incinta, raddoppiò la guardia intorno al Duca, quasi prigione nel castello di Pavia. Isabella era donna coraggiosa e saggia, ma suo marito Gian Galeazzo, se era d'indole mite ed egregia, se era animato da buoni sentimenti, tuttavia mancava d'ingegno, e d'abilità nell'esercizio degli affari. In ciò sta la spiegazione della possibilità del tradimento del suo tutore, ed in ciò consiste pure la scusa ch'egli adduceva a quelli che gli avessero domandato conto di quanto faceva. Lui era il passato e l'avvenire, ma non seppe sfruttare i suoi tempi, né capire dove andasse il mondo. Se avesse avuto un raggio soltanto del genio del suo omonimo Visconti, la storia avvenire di Milano ed insieme forse quella di tutta Italia sarebbe stata diversa. Isabella scrisse a suo padre ed all'avo implorando soccorso: ma la sua lettera non ebbe altra conseguenza che di dividere sempre più la famiglia aragonese dal Moro. Ferdinando mandò a Milano Antonio e Ferdinando da Gennaro, ma essi non ottennero da Lodovico se non questa risposta sdegnosa: - Dello stato io tenni sempre le cure, e a Gian Galeazzo riservai solamente gli onori. La prevista nascita del figlio di Gian Galeazzo fece pentire il Moro d'avergli concesso una sposa così amena, insperata e degna solo di un vero principe come lui, al quale, non restava che scegliere una donna altrettanto elegante e bella e di stringere i rapporti con Ferrara. Isabella, «per bellezza di corpo, et d'animo degna di prospera fortuna, dopo' le nozze infelici con Giovan Galeazzo, figliuolo di Galeazzo ucciso dai congiurari cascó in tanta calamità, che fu poi, mentre visse, essempio di malavventurata Principessa. Imperoche con vano nome di Duchessa fu compagna delle miserie, et delle angustie, nelle quali sotto specie di tutela era tenuto il marito per iniquitá del Zio; né qui si fermó l'impeto della suá trista sorte, peroche in un tempo istesso vide privarsi del marito per forza di veleno, et il padre spogliato del Regno dall'arme francesi», per cumulo de gli infortuni suoi si vide cader di mano ogni speranza, che il picciolo figliuol suo potesse aver adito allo stato paterno, poi che, oltra che quasi nel medesimo giorno che morì il marito, fu usurpato il titolo con le insegne di Duca, da Lodovico; dopo alcun tempo, il detto suo figliuolo erede della disavventura di lei fu condotto in Francia dove in monastero chiusa, finì la sua vita.

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LIBRO   9788872973349

Isabella d'Aragona: la vedova grigia di Giangaleazzo Sforza di Milano (non chiamatemi Donna Sabetta della Duchesca di Napoli) Bascetta Arturo   -  Abe, 2025  -  Donne Reali E Uomini D'arme

Isabella era donna coraggiosa e saggia, mentre suo marito Gian Galeazzo, se era d'indole mite e animato da buoni sentimenti, ma mancava d'ingegno negli affari. La promessa di matrimonio tra Gian Galeazzo Sforza, Duca di Milano, e Isabella d'Aragona, figlia del Duca di Calabria, alla corte di Napoli era nell'aria già da anni, e quello che si era stipulato, mentr'essi erano ancora fanciulli, «dovevasi effettuare adesso che l'uno toccava i quattro lustri, e l'altra aveva sorpassato i tre». Questo libro è la ricostruzione di quell'ambiente, fra volti e tracce di fasti, che hanno affascinato tutti gli storici che si sono imbattuti nel Rinascimento. «Il Moro aveva sul principio pensato che con questo matrimonio, mentre secondava il desiderio della dinastia aragonese, avrebbe potuto procacciare il proprio meglio. Il contratto di nozze si segnò nel Castel Nuovo di Napoli, addì 22 dicembre 1488. Subito dopo Isabella, i milanesi che erano venuti a riceverla, e la sontuosa comitiva che l'accompagnava, fecero tutt'insieme vela per Genova, per poi avviarsi verso Milano. «Inaudito» l'apparato messo su per quell'evento nazionale del 1 febbraio 1489, quando la giovane e bella napoletana fu accolta nel castello milanese per il matrimonio. I festeggiamenti pomposi erano questa volta uno scherno: Isabella si trovò infelice dove avrebbe avuto il diritto di essere rispettata e amata. E il Moro, con Isabella fosse incinta, raddoppiò la guardia intorno al Duca, quasi la tenesse prigioniera nel castello di Pavia...

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