Audino Libri
Libri editi da Audino con argomento Cinematografia Tedesca
Espressionismo tedesco Tone Pier Giorgio - Audino, 2009 - Manuali
Il film espressionista tedesco, per la ricchezza del suo immaginario e l'ampio ventaglio delle sue soluzioni formali, rappresenta indubbiamente uno dei momenti più significativi nella storia del cinema. Inaugurata nel 1920 da "Il gabinetto del dottor Calidari", quella del cinema espressionista è una "stagione" breve, ma eccezionalmente feconda, che produce film capaci di coniugare produttivamente spettacolo e ricerca, destinati ad affascinare parecchi registi successivi e a penetrare profondamente nell'immaginario collettivo. Ma come si presenta propriamente il cinema espressionista? Quali sono le sue figure tematiche? E, soprattutto, qual è la cifra stilistica di questo cinema? A tali domande intende rispondere questo libro, che servendosi d' strumenti critici qualificati analizza immagini e sequenze esemplari tratte da film di culto come "Il gabinetto del dottor calidari", "Il Golem", "Nosferatu", "Von Morgens bis Mitternachts". "Genuine". "Delitto e Castigo", Schatten". Un'indagine a tutto campo, che fa emergere la nervatura problematica e la cifra stilistica di un cinema legato a un nuovo modo di .concepire la regia e profondamente radicato nell'orizzonte della modernità, di cui rivela il lato oscuro e inquietante. Una riflessione che coglie appieno la rilevanza simbolica e la ricchezza significante dell'immagine filmica espressionista.
Nuovo cinema tedesco. Da Herzog a Wenders, da Fassbinder a Kluge, analizzati, fotogrammi alla mano, nei loro procedimenti tecnico-formali Spagnoletti Giovanni Izzi Alessandro - Audino, 2009 - Manuali
Il recente successo di film come "Good Bye Lenin" o il premio Oscar "Le vite degli altri" ha riportato la cinematografia tedesca al centro dell'attenzione internazionale a circa vent'anni dalla conclusione delta stagione del Nuovo Cinema Tedesco. Molti degli autori contemporanei, infatti, attendano le proprie radici in quel movimento nato a cavallo degli anni Sessanta a seguito della Nouvelle Vague francese, quando un gruppo di giovani registi iniziò a riunirsi sotto l'egida del manifesto di Oberhausen (1962) rivendicando i fasti del passato espressionista ma orientandosi al nuovo, all'origmale, al libero. La differenza, rispetto ai colleghi francesi, stava in una dimensione politica: nel rifiutare il cinema dei padri (ma non quello dei nonni: Fritz Lang o Friedrich Murnau) i film-maker del Nuovo Cinema Tedesco rifiutavano ogni compromissione con l'eredità del nazionalsocialismo. Questo atteggiamento verso il passato si rifletteva anche nei confronti dell'identità nazionale che ogni autore cercava di costruirsi con fatica. Un rapporto di amore e odio con la Heimat, la piccola patria delle proprie radici, vissuta come, realtà dalla quale fuggire per essere liberi, ma a cui fare costantemente ritorno.