Cue Press Libri
Libri editi da Cue Press con argomento Cinematografia Estetica
Alla ricerca della felicità. La commedia hollywoodiana del rimatrimonio Cavell Stanley Donatelli P. (Cur.) - Cue Press, 2022 - Le Teorie
Gli anni tra il 1934 e il 1949 sono un periodo chiave per comprendere l'epoca d'oro del cinema hollywoodiano, gli anni Cinquanta. Partendo da sette film (Lady Eva, Accadde una notte, Susanna, Scandalo a Filadelfia, La signora del venerdì, La costola di Adamo, L'orribile verità), Stanley Cavell ci conduce a un'analisi che va oltre il mero studio degli elementi cinematografici, spingendosi fino all'osservazione sociologica e alla speculazione filosofica, per costruire un audace ritratto del rapporto tra America e cinema. Postfazione di Giacomo Manzoli.
Il lucernario dell'infinito. Nascita del linguaggio cinematografico Burch Noël - Cue Press, 2021 - I Saggi
Secondo Burch, il linguaggio del cinema non è un mezzo 'naturale', da sempre implicito nella tecnologia della macchina da presa e, con il passare del tempo, scoperto e portato alla luce. Al contrario, il cinema ha una storia economica e sociale, ed è il prodotto di un momento storico e di un luogo ben precisi: le società occidentali capitalistiche in cui nacque alla fine del diciannovesimo secolo. L'autore prende in esame il cinema delle origini, nel quale le tecniche, come la posizione e i movimenti della macchina da presa, le luci, il montaggio, la sincronizzazione del suono, non erano ancora state perfezionate e traccia un profilo rigoroso e appassionante di questo linguaggio, mettendo in luce come l'illusione di realtà che ci dà il cinema sia ancora oggi raggiunta con gli stessi mezzi di cent'anni fa.
Linguaggio e retorica del cinema Bernardi Sandro - Cue Press, 2018 -
Questo libro si propone di illustrare il doppio regime di rappresentazione su cui è fondato il cinema. Da una parte quello visivo, caratteristico delle immagini, che consiste nell'arte del mostrare; dall'altra parte quello discorsivo, in cui le immagini vengono connesse e coordinate in un discorso e in un racconto. Questi due livelli, per quanto inseparabili, non sono identici e si influenzano e si modificano reciprocamente, facendo del cinema un'arte di confine fra il dire e il mostrare, fra il parlare e il tacere. Partendo da una descrizione della cultura immaginifica in cui nasce il cinema alla fine dell'Ottocento, l'autore approfondisce il carattere ambiguo dell'esperienza visiva, razionale e selvaggia, distaccata e coinvolgente, per passare poi ad una riflessione su come le immagini si compongano in un unico discorso e come nasca, dal loro accostamento, un senso che è diverso dalla loro mera rappresentazione. Anche il rapporto fra tecnica e teoria assume un'importanza affatto nuova, fino a suggerire una vera e propria teoria della tecnica. Si passa poi alla figura del narratore cinematografico: chi racconta le storie, chi mostra le immagini che vediamo? E da questa nasce un'ulteriore domanda: a chi si rivolge il film? Chi è il misterioso destinatario seduto nella sala buia? Emerge così la figura dello spettatore, autentico interprete del film. Ma in che senso lo spettatore ne è interprete?