Cue Press Libri
Libri editi da Cue Press con argomento Recitazione
Il ritorno di Dionysos. Il metodo di Theodoros Terzopoulos Terzopoulos Theodoros - Cue Press, 2017 - Gli Artisti
Theodoros Terzopoulos, fondatore di Attis Theatre, è uno dei grandi maestri della scena contemporanea. Antico e moderno convivono nella sua pulsione artistica. Il libro è un testo teorico, speculativo, nonché un manuale sull'arte dell'attore, a compendio del suo metodo, di cui l'autore fornisce un puntuale eserciziario, completo di video registrazioni. Nella prefazione, Konstantinos Arvanitakis scrive: «Il corpo è la dimora di Dionysos, il dio che è stato seppellito e dimenticato non solo dagli stolti Tebani, ma anche dall'uomo moderno. Terzopoulos vuole risvegliare il dio narcotizzato e liberare la sua energia vitale erotica e creativa repressa. Ma non solo erotica. Freud comprese bene Dionysos: è il dio dell'orgia della vita, ma è anche il dio delle forze oscure della morte, Eros e Thanatos allo stesso tempo». E ancora: «[...] il Teatro Dionisiaco di Terzopoulos è Arte con un'inequivocabile sfumatura politica». Heiner Müller descrisse così il processo di composizione artistica di Terzopoulos: «Non è l'esecuzione di un concetto drammatico, è un'avventura in un viaggio verso il paesaggio della memoria, una ricerca delle chiavi perdute dell'unità fra il corpo e il linguaggio, la parola come unità naturale».
L'attore biomeccanico Mejerchol'd Vsevolod Malcovati F. (Cur.) - Cue Press, 2016 - I Saggi
Di nuovo in libreria la preziosa raccolta di scritti sulla biomeccanica che riprende dagli archivi di Mejerchol'd, fortunosamente salvati da Eizenstein dopo la fucilazione del Maestro, gli stenogrammi delle lezioni e dei discorsi, gli appunti degli allievi, le note dei collaboratori dal 1914 fino al 1933. Sono a portata di mano le fonti immediate della più rivoluzionaria tra le teorie sull'arte dell'attore del ventesimo secolo. Non un metodo per la recitazione, ma un allenamento: la base per un'idea vitale dell'interpretazione che cancella ogni psicologismo in nome di un'emozione teatrale pura. «Tutta la biomeccanica», scriveva il grande regista, «si basa sul fatto che, se si muove la punta del naso, si muove tutto il corpo»; quindi uno studio dei rapporti che l'attore deve esplicare nel suo lavoro con le parti del corpo, lo spazio, i partner, l'oggetto della recita, lo spettatore, padroneggiando intenzione, esecuzione fisica, reazione psichica, perché la vita possa attraversare in piena consapevolezza e felicità inventiva il gioco di una ampia rappresentazione. Curato da Fausto Malcovati, il volume si vale di un'ampia introduzione storica dello studioso pietroburghese Nicolaj Pesoélnskij, che ha potuto raccogliere e vagliare una documentazione rimasta a lungo sparsa e disorganica per metterla a profitto dei teatranti, degli studiosi, ma anche dello spettatore desideroso di penetrare i codici di una delle più alte forme d'espressione, quella dell'attore: «un uccello che con un'ala sfiora la terra e con l'altra si protende verso il cielo».
Elogio del disordine Jouvet Louis De Matteis S. (Cur.) - Cue Press, 2016 - I Saggi
Louis Jouvet (1887-1951), il collaboratore di Jacques Copeau, il regista che dà vita al Cartel con Baty, Dullin e Pitoeff, l'attore di Carné e Renoir, l'ispiratore di Giraudoux: troppo frettolosamente etichettato come l'interprete della borghesia francese, tanto che la sua mancanza di retorica recitativa è stata persino scambiata per 'introspezione'. Al di là di questi volti sedimentati e inattendibili, che per fortuna il tempo ha smussato se non cancellato, oggi ce ne appare un altro, finora più nascosto e, purtroppo, meno osservato e celebrato, sebbene sia quello che conta. Nella sua ricerca, Jouvet si volge alla tradizione, soprattutto quella del mélo, ma sa anche far proprio il magistero di Copeau e, collocatosi tra questi due estremi, combatte il teatro, quello facile, di consumo, quello privo di senso, che non pone questioni sostanziali né a chi lo fa né a chi ne è spettatore. A poco a poco Jouvet si individua in una sua peculiare fisionomia, diventando un maestro esigente, prima di tutto di se stesso, che controlla ogni azione e ogni reazione: da qui svolge uno studio del comportamento dell'attore che lo condurrà a definire una sorta di 'antropologia' del teatro.