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Libri editi da Deriveapprodi con argomento Democrazia Storia
Rousseau e gli altri. Teoria e critica della democrazia tra Sette e Novecento Burgio Alberto - Deriveapprodi, 2012 - Labirinti
Il 2012 è un anniversario perfetto. Rousseau nacque nel 1712 e 250 anni ci separano dalla pubblicazione di opere che l'hanno reso celeberrimo. Ma perché oggi rileggere in particolare il "Contratto sociale"? Perché dalle sue pagine si sprigiona, insieme a una teoria radicale della democrazia, una critica attualissima della società borghese, incentrata sulla lotta contro i particolarismi. La modernità è sorta nel nome della libertà, dell'uguaglianza, della fraternità. Sappiamo com'è andata a finire. Nella sua battaglia per la giustizia sociale, Rousseau incontra Marx. Sussiste, tra loro, una prossimità intuitiva, che coinvolge i presupposti stessi della critica. Entrambi colgono la radice della violenza borghese nell'appropriazione privata di ciò che è comune, e nell'insieme dei rapporti di dominio che ne discende. La loro riflessione coglie dunque un punto ancora oggi, con ogni evidenza, essenziale. E qui si dà un paradosso. Uomini del Sette e dell'Ottocento lessero lucidamente processi allora in embrione, che ai nostri giorni squadernano effetti devastanti. Ma oggi tali processi sono perlopiù misconosciuti. Per questo è tempo di tornare a Rousseau. "Ben lontano dalle idee comuni", come egli scrive, il "Contratto sociale" offre strumenti formidabili per la ricostruzione di un pensiero critico.
Senza democrazia. Per un'analisi della crisi Burgio Alberto - Deriveapprodi, 2009 - Deriveapprodi
"In passato il capitalismo è stato la forma economica e il rapporto sociale più capace di ottimizzare lo sviluppo delle forze produttive sociali. È stato in grado di alimentare questo sviluppo imprimendogli costanti accelerazioni e di rendere socialmente disponibili i suoi risultati. Tale ha consentito al modo di produzione capitalistico di sostituirsi ai modi di produzione precedenti. Questa fase si è quindi esaurita. Le forze produttive sociali si sono sviluppate in misura tale da surclassare le capacità metaboliche del capitalismo, che non è stato più in grado di metterle pienamente a valore e di alimentarne lo sviluppo in forme socialmente progressive. Le guerre mondiali sono state la sanzione di questa svolta. Da quel momento, il capitalismo è diventato una forza anti-sociale: arcaica, prevalentemente regressiva e, appunto, irrazionale. Pur di mantenere la presa sulla società e di imporre al processo produttivo la taglia del profitto, da un lato ha incrementato la violenza per distruggere le forze produttive 'eccedenti'; dall'altro, ha favorito forme di sviluppo socialmente inique e distruttive dell'ecosistema globale. Per un verso, l'enorme sviluppo delle forze produttive attesta il successo del capitalismo; per l'altro, genera le condizioni della sua fine. Apre l'epilogo della sua storia, sulla durata del quale qualsiasi previsione sarebbe tuttavia, al momento, azzardata. [...] "