Edizioni Di Pagina Libri
Libri editi da Edizioni Di Pagina con argomento Ibsen Henrik
Henrik Ibsen. Un profilo Perrelli Franco - Edizioni Di Pagina, 2006 - Accenti
Dopo oltre un secolo dalla morte di Ibsen, il drammaturgo norvegese - dopo Shakespeare - è ancora l'autore più rappresentato in teatro. In questo rapido ma esauriente «profilo», l'opera teatrale di Ibsen emerge quale vertiginosa quanto aperta interrogazione alla coscienza moderna sul «disagio della civiltà», il cui senso si realizza compiutamente solo nella risposta individuale e creativa del lettore-spettatore. Non si spiega altrimenti tanta pregnante attualità e persistente luminosità poetica delle sue favole borghesi, al di là del loro ben individuato orizzonte storico e culturale.
Domesticating Ibsen for Italy. Enrico and Icilio Polese's Ibsen Campaign D'amico Giuliano - Edizioni Di Pagina, 2013 - Biblioteca Dello Spettacolo Nordico
Perché gli amanti del teatro italiani non smettono di ridere quando i personaggi di Henrik Ibsen parlano dell'"anatra selvatica"? Perché "Ghosts" (Fantasmi?) divenne il più grande successo di Ibsen sul palcoscenico italiano, differentemente da come veniva recepito altrove in Europa? Che tipo di sfide i traduttori e mediatori di Ibsen affrontano in Italia e come ha reagito il pubblico locale a questo nuovo dramma proveniente dal Nord? "Addomesticare Ibsen per l'Italia" affronta queste questioni e indaga le trasformazioni radicali che hanno subito i testi di Ibsen quando furono introdotti in Italia. "Addomesticare Ibsen per l'Italia" si concentra sulla "campagna di Ibsen" condotta tra il 1891 e il 1894 dagli agenti teatrali Enrico e Icilio Polese, che hanno tradotto e introdotto otto opere teatrali di Ibsen sul palcoscenico italiano. Sulla base di approfondite ricerche d'archivio e analisi testuale delle traduzioni, questo libro documenta come il Polese abbia contribuito alla canonizzazione di Ibsen modellando e commercializzando un nuovo Ibsen "italiano".
Ibsen, poeta del diavolo tra Marx e Freud Alonge Roberto - Edizioni Di Pagina, 2026 - Due Punti
La definizione di Ibsen quale "poeta del diavolo" è del suo compatriota norvegese Jon Fosse, recente Premio Nobel per la Letteratura, dunque non sospetta. Basta peraltro scrutare uno qualunque dei 12 diabolici drammi per accertarne la bontà esegetica. Solness, figlio di contadini, sposa un'ereditiera di cui violenta le aspirazioni materne e sfrutta la ricchezza per diventare un grande costruttore edile, benché privo di studi da architetto. Abusa quindi di una bimba di 12-13 anni, Hilde, che ne resta non traumatizzata ma sedotta, tanto da andare a ricercarlo, dieci anni dopo, per strapparlo alla moglie. Ibsen ha tratti patriarcali e persino maschilisti, e in Hilde anticipa taluni accenti crudeli delle ninfette di Balthus e della Lolita di Nabokov, ma è anche lui (prima ancora di Pirandello e Cechov) unfemminista a sua insaputa, per il quale il maschio è sempre peggio della femmina. È però il solo a muoversi tra Freud e Marx, dunque l'unico in grado di cogliere anche la violenza di classe del protagonista della società del capitale di fine Ottocento, sebbene affascinato dalle sue doti di lavoro energia dinamismo. Sembra esaltare la trasgressione ma sa che delitto chiama castigo, e punisce con la morte Solness e gli altriself-made men del suo teatro, tutti spiriti infernali, che commerciano con i demoni al servizio dei loro desideri. L'ambiguità è la cifra della sua scrittura, auto-tutela per chi vive dentro la civiltà vittoriana, torbida di pulsioni inconfessabili, ma repressa e ipocrita.