Fuorionda Libri
Libri editi da Fuorionda con argomento Partito Democratico
Lettera a un partito mai nato Fotia Carmine - Fuorionda, 2023
"Lettera a un partito mai nato" è un viaggio-inchiesta. L'autore attraversa il PD dopo la sconfitta elettorale del 25 settembre 2022, la nascita del primo governo guidato dalla destra e del primo governo guidato da una donna, Giorgia Meloni, nel pieno delle primarie per scegliere il nuovo leader del PD. Gli intensi colloqui con militanti di base, parlamentari, intellettuali, sindaci e amministratori raccontano delusione, smarrimento, rabbia e speranze di un "popolo perduto". È un viaggio dentro "uno scarto", ovvero la distanza tra le premesse e le promesse del PD alla sua nascita, un grande partito della sinistra democratica in grado di rappresentare quel nuovo inizio che la sinistra cerca dallo scioglimento del Pci e la triste realtà di un partito che, dopo il felice inizio di Walter Veltroni, si è perduto nella gestione del potere e del governo (senza aver mai vinto le elezioni) e in una degenerazione correntizia, perdendo così il suo popolo. Esiste ancora lo spazio per una sinistra riformista e popolare aggredita dal populismo di sinistra di Conte e dal neocentrismo di Renzi? Il libro è però anche, forse soprattutto, come scrive nella prefazione Marco Damilano, "un atto d'amore" per la sinistra che non c'è più e per quella che inevitabilmente, prima o poi, verrà.
L'Italia di Matteo Renzi. Cronaca di un eterno futuro Giorgi Diego - Fuorionda, 2013 - Interferenze
Passare dal partito per cambiare l'Italia. E dalle primarie "aperte". Ancora una volta, come un po' tutta questa storia, che in definitiva è fatta di eterni ritorni, Renzi vuol candidarsi alla guida del Paese e per far questo è disposto, anche mal volentieri, a prendersi la briga di tirare le fila in casa dei democratici. Semmai andando a ricolmare quel confine scavato nei mesi scorsi da quel "noi", i qiovani del "fate posto", a far da contraltare a quel "loro", la vecchia classe dirigente da ringraziare e immediatamente dopo liquidare. Da qui in poi tutto dovrà passare per un'investitura popolare, più ampia possibile. Il perché sta nelle cose: un conto é essere investiti da tre, magari quattro milioni di cittadini pronti a mettersi in coda fuori dai seggi per consegnarti il mandato; un altro da logiche di partito, anzi di corrente. Da una parte il mandato popolare, dall'altra la cooptazione vecchio stile. A cavallo tra l'estate e l'autunno 2012, quando c'era da intavolare le regole per le primarie, Renzi chiese di forzare il dettame normativo. Allora l'Assemblea nazionale del Pd derogò alla norma che avrebbe dovuto investire solo Bersani. A Renzi fu concesso il lasciapassare; la storia poi la conosciamo. Oggi, e qui forse c'é la sensazione di una certa fragilità delle larghe intese, Renzi e i renziani, chiedono l'esatto opposto, per prendersi la segreteria e, a stretto giro dall'investitura, cominciare a minare, con qualche picconata assestata al punto giusto, il cammino di un governo...