Mattioli 1885 Libri
Libri editi da Mattioli 1885 con argomento Salsomaggiore Terme
Da Salsomaggiore a Salisburgo. Una lettera al barone De Mohl, direttore delle saline di Halle, 25 giugno 1799 De Lama Pietro Camurani E. (Cur.) - Mattioli 1885, 2013 - Strumenti Per Il Lavoro Storico
Pietro De Lama, figlio di una dama di compagnia della Principessa Maria Amalia, moglie di Ferdinando di Borbone, a diciotto anni è già assistente del curatore delle collezioni antiquarie del Ducato, Padre Paciaudi. Accanto agli interessi numismatici ed antiquari che lo porteranno nel 1799 ad essere il titolare del Museo Archeologico di Parma, coltiva interessi naturalistici, paleontologici, linguistici che lo fanno traduttore dei più famosi monumenti scritti latini dell'Alta Italia: le tavole in rame di Velleja. Prima del 1799 compie lunghi viaggi per l'Italia e l'Europa, in Austria e Prussia, nel tempo in cui le armate francesi scorazzano per l'Europa. Studia l'economia di quei paesi, le scoperte scientifiche, i processi tecnici di miglioramento delle produzioni agricole ed industriali. Visita con particolare attenzione le antiche saline di Salisburgo che lo confermano nell'idea di interessarsi di quelle di Salsomaggiore. Tornato in Italia scrive il 25 giugno 1799 al Direttore di quelle saline di Salisburgo, Barone de Mohl, chiedendo suggerimenti per il miglioramento della produzione di quelle di Salsomaggiore. Allega alla lettera i disegni tecnici del funzionamento delle saline, compresa la famosa ruota, simbolo della dannazione ai lavori forzati previsti dal codice penale del Ducato, che di lì a poco, nel 1804, vedrà l'ultima sentenza di condanna per essere poi abolito con la nuova legislazione penale francese.
La guerra del sale tra agricoltori e salinari a Salsomaggiore Camurani E. (Cur.) - Mattioli 1885, 2017 - Strumenti Per Il Lavoro Storico
L'impoverimento progressivo delle acque, in quantità e grado di salinità, l'aumento della domanda estesa ai tre Ducati - Parma, Piacenza e Guastalla - per l'aumento della popolazione e dei consumi interni, la volontà Ducale di provvedervi in monopolio con la propria Regìa del sale avente perno sulle Fabbriche Salsesi: a metà settecento - Finanza Ducale ed Amministratori delle saline - trovano la soluzione importando dalle Saline dell'Adriatico, Cervia e Comacchio, i quantitativi di sale mancanti, che trasportati a Salso, via acqua sul Po ad Ongina e quindi con cariaggi sino a Salso, vengono fusi col sale naturale, estratto dalle acque salse da secoli, certo dall'877, come è documentato. L'eccezionale sale di Salso è esitato a 15 £ al "peso", quello importato dal Mare a £ 2,50, e rivenduto alla pari del "puro", con un profitto delle finanze ducali che vedono questa voce la più importante nel Bilancio Ducale. Occorre però evaporare l'acqua con la mischia dei due Sali, occorre quindi un esorbitante consumo di legname, fascine e tagli grossi, che provengono dai boschi attorno a Salso per 8 miglia riservati alle saline; occorre poi tagliare, trasportare la legna, che si aggiunge al trasporto del sale marino dall'Ongina ed al riparto tra i depositi dei Ducati - Parma, Piacenza, Borgo Taro, San Donnino, ed altri 200 depositi minori, compresi tutti i Borghi e Comuni - del sale lavorato in quattro qualità, per distinguerli con la loro colorazione: Rossetto, Bianco, Berrettino, Comune da quelli di contrabbando importati illegalmente, soprattutto dal genovesato. I maggiori consumi, agli inizi dell'800, nell'età "francese" per l'aumentata popolazione, le truppe di stanza ed in transito, la salatura delle carni, per la fabbricazione dei formaggi, per insaporare il largo uso della farina di mais, rendono sempre più necessari quantitativi maggiori di sale e, quindi, di uso di legnami per estrarli, ma anche altrettali quantitativi di generi alimentari affidati alla produzione agricola. Dalle due opposte esigenze, nascono due risposte diverse su cui si fronteggiano i "salinari" custodi dell'ortodossia dell'estrazione del sale e gli "agrari" favorevoli ad emancipare le terre dalla corvée del sale, per renderle a coltura e produttive. I vari Governi Ducali, ed "illuminati" francesi, poi ancora Ducali non decidono, ma in effetti le loro simpatie vanno ai "salinari", sino a quando la patata bollente rimarrà nelle mani di un Ministro dell'Italia Unita, Gioacchino Napoleone Pepoli, a cui spetterà l'ultima parola nel 1860.