Pab Editore Libri
Libri editi da Pab Editore Letteratura teatrale
Non avevamo capito niente Porzia Adele - Pab Editore, 2025 - Shakespeare&Co
"Non avevo capito niente" è una commedia in cinque atti, brillante e solo apparentemente leggera. Se il genere suggerisce toni ambivalenti fra ilarità e riflessioni esistenziali, l'impianto narrativo si avvale di una critica sottile e tagliente sulle omologazioni sentimentali, ultimo sacrificio agli imperativi sociali dei nostri tempi. All'inizio compare una maga, Nunzia, che si rivela essere il fulcro della storia: la sua magia è un elemento ambiguo, che può ostacolare o facilitare il corso della vicenda. La maga, il solo personaggio metanarrativo, è il solo consapevole di essere a teatro e di essere parte di una finzione. La storia è quella di un innamorato, Alberto, che ama perdutamente una ragazza di nome Maria, un avvocato che sta facendo il praticantato, è il personaggio più chiacchierato. Affascina chiunque la circondi e ognuno vede in lei qualcosa. È quasi uno specchio, nel quale ognuno vede impresso tutto ciò che spera di trovare nella propria anima gemella. Ma nessuno la vede per com'è davvero, tranne Nino, il migliore amico di Alberto, che è innamorato di lei. Anche se nessuno lo sa.
L'uomo della cioccolata. Movimenti dolci e disarticolati di uomini senza particolari qualità Mancini Francesco - Pab Editore, 2025 - Shakespeare&Co
Un giovane homeless legatissimo alla sua panchina e allo spazio che occupa insieme a lei. Il flusso di coscienza di un tassista che dopo una giovinezza vissuta inseguendo gli idoli del rock e la trasgressione, sta usando adesso il suo taxi come capsula protettiva che lo isola dal mondo circostante. Un uomo dell'era dei social e terrorizzato dal matrimonio che si trova sposato dopo una lunga ubriacatura. L'Uomo della Cioccolata è una raccolta di piccoli monologhi scritti ed eseguiti per la scena teatrale. In realtà, a ben guardarli, sono naturalmente assimilabili a racconti letterari. Sono tutti in prima persona e parlano di un'umanità apparentemente marginale, di fatti strani, di dipendenze più o meno comuni, di crimini più o meno pesanti, talvolta di casini visti da dietro, senza mutande per giunta, quindi evidentemente comici. Perché nessuno, visto da vicino, è realmente "normale".
Il gatto di Budapest Toschi Daniela - Pab Editore, 2026 - Cose Preziose
Margit Kováts, Áron Fekete ed Eliás Grünberg appartengono allo stesso mondo mitteleuropeo del Novecento. Figure di invenzione, di loro restano lettere, appunti, testi frammentari, scritture private che non ricostruiscono una storia continua, ma permettono di intravedere le loro vite. I testi si dispongono per accostamenti e ritorni. Alcune immagini, frasi, episodi riaffiorano in voci diverse, suggerendo legami che non vengono mai definiti del tutto. Da questi accostamenti emerge una trama minima, fatta più di prossimità che di spiegazioni, più di ciò che resta che di ciò che è accaduto. Un gatto - ricordato, sepolto, evocato - attraversa il libro come un evento semplice e irriducibile. Non diventa un simbolo, ma resta come un segno: ciò che rimane dopo gli urti della storia, dopo i grandi eventi del secolo. Da Budapest e Bratislava fino a Marfa, Texas, al confine con il Messico, Il gatto di Budapest segue tracce che non conducono a una ricostruzione definitiva, ma restituiscono il senso di un tempo e di un luogo comuni, osservati attraverso ciò che è sopravvissuto. Un testo teatrale e non solo che non vuole raccontare una storia ma mostrane le sue nebbiose fotografie.