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Libri editi da Tea Storia della Marina
Una tragedia italiana. 1943. L'affondamento della corazzata Roma Amici Andrea - Tea, 2014 - Saggistica Tea
Con i suoi maestosi interni d'acciaio, la corazzata Roma è l'unità più temuta del Mediterraneo. Poco prima dell'alba del 9 settembre 1943, insieme a una formazione navale imponente, lascia il porto di La Spezia. A bordo ci sono oltre duemila uomini. L'armistizio impone il trasferimento delle navi italiane in porti controllati dagli Alleati. Per le Forze navali da battaglia, la guerra non è quindi finita. Mentre la flotta procede in mare aperto, improvvisamente in cielo viene avvistato uno stormo di Dornier. Qualcuno urla: "Sono tedeschi!" È allarme aereo. Una prima bomba cade in mare. Pochi minuti dopo la Roma viene però colpita in pieno e comincia a sbandare. Una seconda bomba la ferisce a morte. Si sente un boato prolungato e in pochi secondi è l'inferno. Dal ponte torce umane si buttano in acqua prima che la nave si capovolga e le trascini con sé. Tra le 1393 vittime di quel drammatico pomeriggio di settembre c'è anche l'ammiraglio Carlo Bergamini, amatissimo dai suoi uomini, l'ufficiale più elevato in grado di tutte le forze armate caduto in combattimento. Ma la storia della Roma non finisce con il suo affondamento. I naufraghi vengono trasportati alle Baleari. Qui le navi saranno internate e i superstiti trasformati in merce di scambio. La loro vita resterà a lungo come sospesa, in difficile equilibrio tra gli opposti interessi di un'Italia spaccata in due, la Spagna e gli anglo-americani.
Assolvete l'Andrea Doria Pozzo Fabio - Tea, 2008 - Tea Storica
25 luglio 1956. L'Andrea Doria, uno dei transatlantici più belli dell'epoca, sta navigando verso New York con 1.706 persone a bordo. Alle 23.10, al largo dell'isola di Nantucket, il destino segna la sua ora: l'ammiraglia della flotta italiana viene speronata da un'altra nave passeggeri, la svedese Stockholm, e affonda dopo undici ore di agonia. Le vittime sono 52, centinaia i feriti. Ma è anche la più grande operazione di soccorso della storia della navigazione, il cui successo è dovuto in gran parte all'equipaggio dell'Andrea Doria. Un merito che non viene riconosciuto. Anzi, sul comandante Piero Calamai e i suoi uomini si abbatte il peso delle accuse di imperizia, negligenza, codardia. Incolpati di una manovra sbagliata, vengono condannati alla pena del sospetto, senza alcuna sentenza. Cinquant'anni dopo, quel sospetto grava ancora sulle loro spalle. Con taglio giornalistico e precisione storica, Fabio Pozzo ristabilisce la verità: ricostruendo i fatti, chiarendo le zone d'ombra, incontrando i protagonisti e riportando alla luce l'unica, vera sentenza sulla collisione emessa da un'autorità costituita. Un'inchiesta rimasta segreta per mezzo secolo e che può forse mettere la parola fine al caso Andrea Doria: fu la Stockholm a causare la collisione, con un'accostata errata e fatale. (Con una nuova Postfazione dell'autore dedicata alla relazione "Fanale Rosso" commissionata nel 1959 dalla Marina italiana per l'Istituto di Guerra Marittima).
Assolvete l'Andrea Doria Pozzo Fabio - Tea, 2025 - Tea Blu
La nuova edizione, ricca di nuovi capitoli e materiali inediti, del volume che ricostruisce ogni aspetto del tragico naufragio. Il libro definitivo sul «Caso Andrea Doria». 25 luglio 1956. L'Andrea Doria, uno dei transatlantici più belli dell'epoca, sta navigando verso New York con 1706 persone a bordo. Alle 23.10, al largo dell'isola di Nantucket, l'ammiraglia della flotta italiana viene speronata da un'altra nave passeggeri, la svedeseStockholm, e affonda dopo undici ore di agonia. Le vittime sono 52, centinaia i feriti. È un disastro che avrà una risonanza mediatica eccezionale, ma è anche la più grande operazione di soccorso della storia della navigazione, il cui successo è dovuto in gran parte all'equipaggio dell'Andrea Doria. Un merito che non viene riconosciuto. Anzi, sul comandante Piero Calamai e i suoi uomini si abbatte il peso delle accuse di imperizia, negligenza, codardia. Incolpati di una manovra sbagliata, vengono condannati alla pena del sospetto, senza alcuna sentenza. Settant'anni dopo, quei sospetti sono ormai definitivamente fugati, come dimostra il libro di Fabio Pozzo che, grazie a un paziente ed estesissimo lavoro di ricerca, durato oltre due decenni, ristabilisce la verità: ricostruendo ogni aspetto della collisione fatale, chiarendo le zone d'ombra, incontrando i protagonisti, intervistando chi si è immerso successivamente sul relitto, allegando documenti e testimonianze inedite, ripercorrendo le forme e i modi in cui il disastro è stato raccontato dai media e riportando alla luce l'unica, vera sentenza sul sinistro emessa da un'autorità costituita.