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Congiura Banda Alessandro - Guanda, 2018 - Narratori Della Fenice
Siamo a Roma nell'anno 63 avanti Cristo - o 691 dalla fondazione, come dicevano i Romani. Anno di grandi inquietudini. Catilina sta preparando la sua congiura. Cicerone, che è console, la sta scoprendo grazie a una spia. Cesare diventa Pontefice Massimo. Crasso, che è già ricco, si arricchisce ancora di più. Cesare e Crasso si alleano, unendo abilità politica e sostanze pecuniarie. Contemporaneamente, a Gerusalemme, Pompeo sconfigge i Giudei ed entra, primo romano a farlo, nel sancta sanctorum del Tempio. Accanto a questi personaggi celebri, che si incontrano nelle loro case e tessono le loro trame con dialoghi spregiudicati, diversi dalle tesi sostenute nell'ufficialità, c'è il popolo che si raduna nelle osterie e nelle botteghe di barbiere, commentando i fatti degli uomini illustri con un controcanto demistificante: un coro pettegolo e malevolo, ma spesso veritiero. Le vicende precipitano: Catilina, incalzato dall'oratoria ciceroniana, si allontana da Roma. Giunge in Etruria. Si unisce a un esercito raccogliticcio. Combatte da eroe disperato che deve seguire il proprio destino contro i soldati regolari mandati dal console. Quando muore gli appare il dio Vertumno, il dio del mutamento, che l'ha sempre guidato. Intanto Pompeo sta per rientrare a Roma dall'Oriente. L'anno si chiude in un clima di sospensione e misteriosa aspettativa.
Come imparare a essere niente. Moro, Pasolini, Lady D. Banda Alessandro - Guanda, 2010 - Narratori Della Fenice
II protagonista di questo libro singolare è una figura evanescente: un contabile-medium che ci accoglie sulla soglia dell'opera e poi scompare. È lui che ha raccolto e trascritto, con l'ausilio dello scrittore il cui nome figura in copertina, le voci di tre famosissimi personaggi. Morti. Che parlano, dall'Aldilà, delle loro vite e della modalità, enigmatica, della loro morte. Non vengono mai nominati. Due di loro sono sovente accoppiati. Ma il terzo (la terza, sarebbe più corretto dire) mai o quasi è stata collegata agli altri due. Evidentemente l'autore s'è accorto che, nel mazzo dei tarocchi mediatici (dove la parola tarocco va intesa anche nel suo senso gergale), i tre sono intercambiabili o equivalenti. Il Presidente, il Poeta e la Principessa rappresentano tutt'e tre, come dire?, il Morto Misterioso, o l'Ammazzato Famoso. Si tratta inoltre di tre figure della solitudine paradossale: personaggi a vario titolo sotto i riflettori, eppure profondamente soli, nonostante i flash dei fotografi e le lucine delle telecamere. Dalle vicende narrate emerge a tratti una visione sacrificale dell'esistenza. E, nonostante per i tre si sia più volte usata l'espressione tragedia, prevale l'idea che la loro sorte si avvicini più alla farsa, ancorché tremendamente sanguinosa.