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Specchi liquidi. Fotografie e poesie. Ediz. illustrata Niada Emanuela - Book Time, 2016
"Da sempre penso che l'immagine, un'immagine, rappresenti l'origine prima della poesia. Che sia un'impressione visiva, un'istantanea della memoria, o forse un inaspettato colore, mi sono sempre figurata che in essa riposi il nucleo profondo da cui scaturiscono i versi, intrecciati alle emozioni, di chi li sa scrivere. Ecco quindi che Specchi liquidi di Emanuela Niada si presenta come la genesi, e contemporaneamente il seguito, di Specchi concavi e ci racconta l'autrice: la sua storia artistica e la sua ispirazione. Gli artisti, soprattutto i poeti, non sono più di tanto spiegabili, parlano attraverso le tracce che lasciano, fermate nel tempo da una penna, da un pennello, da un obiettivo. Restano a parlarci e a nutrirci da un foglio di carta, da un blocco di marmo, da una tela o da uno spartito: e riescono a dire per noi quello che in noi non trova le parole. Queste immagini di scrosci e di riflessi, di luci e di ombre, di assenze e di presenze, con le brevi note di commento dell'autrice, non sono semplici fotografie siglate da una didascalia. Sono la complessa storia di una ricerca esistenziale profondamente autentica che cerca l'invisibile nel visibile, che capovolge i significati, che ribalta le apparenze, per trovare risposte diverse e luminose che si discostano dalle retoriche convenzionali e, soprattutto, dall'ovvio. Come tutte le forme d'arte, suggeriscono intuizioni, facilitano apprendimenti e suscitano una riflessione che lascia un segno." (Lorenza Caravelli)
Sguardi allo specchio Niada Emanuela - La Vita Felice, 2026 - Agape
"Perché allo specchio? Lo specchio che rimanda la nostra immagine: perfetta e contraria, come un viaggio in un universo parallelo dove dimora un altro sé. O un altro da sé. Io, che sentii l'orrore degli specchi/ non solo in faccia al vetro impenetrabile... scriveva l'immenso Jorge Luis Borges, che per gli specchi nutriva un'immensa fascinazione, indovinando l'enigma che celavano, il medium che forse si fa destinazione (destino) in qualsiasi altrove ci tocchi, ci spetti, ci costruiamo. Lo specchio, che ci mostra, implacabile e definitivo, il nostro invecchiamento giorno dopo giorno, anche se nel quotidiano esercizio di porvisi davanti non avverti lo srotolarsi del Signor Tempo. Lo specchio, che non si trova nelle celle delle carceri - sostituito nel caso da altri materiali in superfici riflettenti - impedendo la vista del proprio volto, una sorta di pena supplementare (ma prevalgono le ragioni della sicurezza). Ma anche l'occhio umano è uno specchio - vedi un celebre quadro di René Magritte, vedi la splendida fisiologia del nostro apparato visivo - e gli occhi sono lo specchio dell'anima e l'occhio dei poeti sa catturare immagini, idee, sentimenti, figurazioni, concetti, tutta (o quasi) la realtà fisica nella sua complessità e quella simbolica, ricomponendo e restituendo tutto ciò con la forza del logos." (dalla prefazione di Alberto Figliolia)
Specchi concavi Niada Emanuela - Ass. Culturale Il Foglio, 2012 - Orizzonti
Il viaggio del lettore attraverso la fotografia di Niada prosegue nella quarta sezione, pittogrammi: la pittografia è una forma di scrittura il cui segno grafico rappresenta il fenomeno visto e non quello udito, come invece avviene nelle scritture sillabiche, consonantiche ed alfabetiche. In pratica si tenta di riprodurre l'oggetto e non il suono con il quale è stato "chiamato". Se si disegna un "piede" per indicare il termine "piede", il segno viene definito pittogramma. Se invece si disegna un "piede" per indicare il termine "camminare", allora il segno viene definito ideogramma, dal momento che il significato è un concetto indicato dal codice e non dal disegno. La distinzione tra gli ideogrammi cinesi e i geroglifici dell'antico Egitto è la medesima. Perciò l'autrice ha scelto come titolo un termine tecnico e specifico, per far sì che arrivi al lettore prima la pennellata di colore di ciò che ella ha attraversato e provato sotto la sua pelle durante viaggi concreti, fisici, i quali hanno lasciato un segno indelebile dentro di lei, ma inafferrabile se non tramite empatia.